Camillo di Christian RoccaHillary, Jones, Brennan

New York. Hillary Clinton è a un passo dall’essere scelta come Segretario di stato. Ufficialmente Barack Obama non ha ancora nominato nessun membro del suo Gabinetto, ma ogni giorno dalle stanze del suo quartier generale escono nomi e indiscrezioni vere e non smentite, malgrado sia in vigore la regola che chiunque passi notizie ai giornali sarà licenziato. La macchina perfetta di Obama, scrive il Washington Post, sta cominciando a capire che i costumi politici della capitale americana sono difficili da cambiare. Così sappiamo già nomi e profili dell’Attorney general (Eric Holder), del segretario alla Sanità (Tom Daschle) e alla Sicurezza nazionale (Janet Napolitano) oltre a una serie di consiglieri dello staff della Casa Bianca. Sono scelte di alto profilo, considerate eccellenti anche da molti commentatori conservatori (ieri David Brooks sul New York Times) e criticate soltanto dalle ali estreme dei due partiti.
La prima soffiata alla stampa, però, è stata quella su Hillary Clinton al Dipartimento di stato. Un ulteriore “leak” obamiano, ieri, ha fatto trapelare la notizia che il presidente eletto nominerà la sua ex rivale subito dopo il giorno del Ringraziamento, probabilmente venerdì prossimo. Bill Clinton ha accettato di far conoscere agli obamiani i nomi dei finanziatori stranieri (e segreti) della sua Fondazione, per evitare all’Amministrazione possibili imbarazzi futuri, e pare che l’affare sia fatto: Hillary guiderà la diplomazia americana per conto di Obama.
C’è chi parla già di “poliziotto cattivo”, cioè Hillary, e di Obama nel ruolo di quello “buono”, anche perché i due in campagna elettorale avevano idee molto diverse su come affrontare le prossime sfide americane. Obama diceva che avrebbe incontrato senza precondizioni i nemici degli Stati Uniti, dall’Iran a Cuba, mentre Hillary sosteneva che quella era una posizione ingenua e irresponsabile. Ora, se davvero l’ex first lady andrà al Dipartimento di stato, come pare, sarà lei a dover avviare quelle negoziazioni con i nemici che reputava illusorie e pericolose. Ma in questo modo, con Hillary a condurre le trattative, Obama potrà contare sulla leader più tosta e muscolare che potesse trovare tra i democratici (con l’eccezione di Joe Lieberman). Tanto più se, come sembra, a occuparsi del dossier arabo-israeliano ci sarà anche Dennis Ross, l’esperto diplomatico che non ha mai avuto remore ad accusare Yasser Arafat di aver fatto saltare l’accordo di pace con gli israeliani.
Queste prime mosse “falche” di Obama cominciano a far rumoreggiare sui giornali e sui blog l’ala sinistra della sua coalizione, anche perché tutte le persone di cui si sta circondando – da Joe Biden a Hillary Clinton, da Rahm Emanuel a Tom Daschle – nel 2002 hanno votato con convinzione per autorizzare George W. Bush a usare la forza contro Saddam Hussein. Obama sembra deciso a concedere al fronte pacifista che gli ha fatto vincere le primarie la chiusura di Guantanamo e la riscrittura delle regole giuridiche della guerra al terrorismo, grazie a Eric Holder al dipartimento di Giustizia e al consigliere legale della Casa Bianca Greg Craig, ma non è stata ancora trovata una soluzione credibile per il trattamento dei “nemici combattenti” detenuti a Guantanamo e per quelli catturati in futuro.
Le voci provenienti da Chicago, inoltre, segnalano che Obama sta organizzando un team di sicurezza nazionale che non dovrebbe cancellare l’architettura antiterrorismo creata dopo l’11 settembre. Il suo consigliere per la Sicurezza nazionale, sempre secondo indiscrezioni, sarà l’ex generale dei marine James Jones, ex comandante supremo Nato, e grande amico di John McCain (a giugno ha pure partecipato a un suo evento elettorale). Alla Cia, invece, pare che Obama voglia mandare il repubblicano John Brennan. Vice del direttore della Cia George Tenet fino al 2005, Brennan non è estraneo al dossier sulle armi di Saddam e sostiene l’efficacia delle deportazioni clandestine (“rendition”), delle tecniche “intensificate” di interrogatorio e dell’immunità garantita alle società di telecomunicazioni coinvolte nelle operazioni di spionaggio del governo.

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