Camillo di Christian RoccaLo zar (molto) antidroga di Obama

New York. Non è ancora ufficiale, ma sembra che il presidente eletto Barack Obama voglia nominare come “zar antidroga” l’ex deputato repubblicano James Ramstad, uno dei politici più proibizionisti di Washington. Le ricorrenti voci su Ramstad, mai smentite dal quartier generale di Obama, hanno provocato varie iniziative di protesta da parte di associazioni che si occupano del recupero dei tossicodipendenti e un’ulteriore ondata di sgomento sui blog di sinistra, dopo quella creata dalle nomine, giudicate di centrodestra, della squadra di politica estera ed economica.
Ex alcolista, ma sobrio da vent’anni, Ramstad è impegnato da tempo, con il suo esempio, contro la droga e per il recupero dei tossicodipendenti, ma con un approccio che non concede nulla alla strategia soft di riduzione del danno. “E’ gratificante che il nome di Jim sia stato menzionato per il posto di zar antidroga – ha detto il suo portavoce Dean Peterson – Per 27 anni si è battuto contro la droga al Congresso e al Senato del Minnesota e, una volta guarito, ha lavorato ogni giorno per aiutare chi soffre dai danni delle dipendenze chimiche”.
Alla Camera, Ramstad ha sempre votato nel modo più proibizionista possibile: contro i programmi di distribuzione gratuita delle siringhe, malgrado le ricerche dimostrino che la distribuzione gratuita di siringhe riduce la diffusione dell’Aids e dell’epatite C, senza aumentare il consumo di droga; contro la distribuzione del metadone, anche perché preferisce metodi di recupero più vicini a quelli motivazionali degli Alcolisti anonimi; contro l’uso terapeutico della marijuana, anche a costo di opporsi alle iniziative legislative per vietare il carcere ai malati di cancro o di Aids che usano le droghe leggere per alleviare i dolori; contro l’idea di eliminare le disparità nelle sentenze penali sui reati legati al crack e alla cocaina, ritenuta da molti come punitiva nei confronti della comunità afroamericana. A Ramstad però è riconosciuto all’unanimità il merito di aver fatto passare la legge che impone alle compagnie assicurative di coprire i costi dei trattamenti antidroga, esattamente come se si trattassero di cure per una malattia normale. Uno dei suoi maggiori alleati è il deputato Patrick Kennedy, figlio di Ted e nipote di John e Bob, anche lui con un passato di dipendenze tossiche.
In campagna elettorale si è parlato poco, anzi niente, di droga. L’approccio di Obama, però, è diverso da quello di Ramstad, visto che il presidente eletto si è detto favorevole allo scambio di siringhe e in qualche modo anche alla marijuana terapeutica. Obama ha altre opzioni, ma chiunque sceglierà come zar antidroga, sarà comunque lui a dettare la linea. I giornali restano convinti che Obama e i suoi consiglieri pensino principalmente a Ramstad come direttore dell’Ufficio della politica nazionale di controllo sulla droga (Ondcp) della Casa Bianca. Lo zar antidroga fa parte a tutti gli effetti del gabinetto di governo ed è un pari grado del segretario di stato o della Difesa. La possibilità che il prescelto sia Ramstad ha scatenato una mobilitazione di molte organizzazioni, tra cui l’Associazione nazionale dei poliziotti neri, la commissione ispanica sull’Aids, il Fondo nazionale sull’Aids, il Drug Policy Alliance Network e una quarantina di gruppi che, in una lettera pubblica indirizzata a Obama, hanno ricordato le posizioni retrograde e contrarie alla scienza dell’ex deputato del Minnesota: “Ramstad si è ripetutamente opposto alle politiche che cercano di ridurre il danno legato alla droga e di creare un punto d’incontro su una questione che divide”, si legge nella lettera. In realtà anche Bill Clinton si era opposto al finanziamento per la distribuzione delle siringhe, anche se due anni dopo l’uscita dalla Casa Bianca si è pentito. Il suo zar antidroga, Barry McCaffrey, diceva che lo scambio di siringhe “mandava un messaggio sbagliato”. Ramstad è d’accordo: “I soldi federali devono essere usati per aiutare la gente a liberarsi dalla droga, non a facilitarne l’abuso”.

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