Camillo di Christian RoccaObama non è D'Alema

New York. Il quotidiano inglese The Guardian, citando fonti anonime, ha scritto che Barack Obama è pronto ad avviare una trattativa con Hamas, una volta entrato alla Casa Bianca. Il giornale sostiene che Obama vorrebbe autorizzare colloqui a basso livello con i leader islamisti, forse addirittura con inviati segreti e incontri coperti. Ieri Obama ha fatto smentire categoricamente, rompendo per la prima volta il silenzio sulle questioni di politica estera che si è imposto fino al 20 gennaio. La sua posizione, del resto, è esattamente opposta. In campagna elettorale, mentre l’ex presidente Jimmy Carter incontrava i leader di Hamas in Siria, Obama aveva detto che “Hamas non è uno stato, ma un’organizzazione terrorista. Non dobbiamo negoziare con un gruppo terrorista sull’intenzione di distruggere Israele, ci dobbiamo sedere a un tavolo con Hamas se rinunciano al terrorismo, riconoscono il diritto all’esistenza di Israele e rispettano gli accordi passati”. Quando ha scoperto che un suo consigliere, Robert Malley, aveva incontrato i capi di Hamas, l’ha licenziato.
Obama, però, ha vinto le primarie del Partito democratico promettendo di incontrare “senza condizioni” i nemici dell’America e questo sarà l’approccio della sua Amministrazione, influenzato dalle idee di Brent Scowcroft e Zbigniew Brzezinski. Ma il presidente eletto ha sempre escluso che il gruppo islamista possa rientrare nella lista: “Non include Hamas – ha detto a maggio alla Abc – Non sono capi di stato, credo sia totalmente legittimo fare distinzione tra i capi di un paese e chi propugna il terrorismo”.
Il partito di Obama, intanto, giovedì sera al Senato, ha votato all’unanimità, assieme ai repubblicani, una mozione dal titolo “sostegno a Israele nella sua battaglia con Hamas e al processo di pace israelo-palestinese” che è la più ferma e decisa dichiarazione di solidarietà a Israele che si potesse scrivere in un documento pubblico. La squadra di politica estera assemblata da Obama è sulla stessa linea, a cominciare da Hillary Clinton. A Washington si dice che l’inviato in medio oriente sarà Dennis Ross, già mediatore ai tempi di Bill Clinton e, a nel 2000 Camp David, testimone della precisa volontà di Yasser Arafat di non concludere un accordo di pace. Con lui ci sarà il mastino Richard Holbrooke a formare la coppia di diplomatici più tosta possibile, nel caso di colloqui con Hamas e Iran.

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