Camillo di Christian RoccaArriva Daalder

Barack Obama ha nominato l’ex funzionario clintoniano Ivo Daalder come ambasciatore americano alla Nato. La scelta del presidente è potenzialmente rivoluzionaria perché Daalder, analista della Brookings Institution e firmatario di ben quattro lettere del famigerato centro studi neoconservatore Project for a New American Century, è un teorico dell’allargamento globale dell’Alleanza atlantica “a ogni stato democratico del mondo che abbia voglia e sia capace di contribuire alla realizzazione delle sue nuove responsabilità”. Le nuove sfide della Nato, secondo il prossimo ambasciatore americano a Bruxelles, sono quelle del terrorismo internazionale, dei diritti umani e della diffusione delle malattie.
Daalder è convinto che la Nato abbia già “riconosciuto che la miglior difesa” contro la minaccia terrorista globale è “affrontarla alla fonte”, ma per fare ciò in modo efficace è necessario abrogare l’articolo 10 dello statuto dell’Alleanza, quello che limita l’adesione ai paesi europei, in modo da consentire l’ingresso ad Australia, Brasile, Giappone, India, Nuova Zelanda, Sudafrica e Corea del sud. In un saggio pubblicato a fine 2006 su Foreign Affairs, Daalder ha scritto assieme a James Goldgeier che la missione originaria della Nato è ormai compiuta e che ora necessita di un ripensamento strategico, in parte già avviato dopo la fine della Guerra fredda e con l’intervento in Kosovo e ora in Afghanistan. “La Nato allargata – ha scritto Daalder – non vuol dire mettere da parte le Nazioni Unite o l’Unione europea, istituzioni che non hanno il tipo di capacità militare che possiede la Nato. Visto che la Nato è un’alleanza militare – anche se con un fondamento politico democratico – anche una sua versione ampliata non diventerebbe una nuova Onu. La Nato, piuttosto, sarebbe un’aggiunta all’Onu più capace e più legittima e in grado di aiutarlo a mettere in atto e a far rispettare le sue decisioni”.

I giornali russi rumoreggiano
Alla nomina di Daalder, i giornali russi hanno cominciato a dire che è improbabile che l’idea dell’ambasciatore possa trovare sostenitori. Il profilo di Daalder preoccupa anche per altro. Il neoambasciatore non è solo un sostenitore dell’allargamento globale e del cambio di missione della Nato, ma è anche uno sponsor dell’idea di un’alleanza fra le democrazie, che Daalder chiama “concerto delle democrazie”, nonché uno dei pochi analisti liberal che ha provato a spiegare la dottrina Bush. Nel 2003, con James Lindsay, ha scritto uno dei migliori libri sulla politica estera americana: “America Unbound – The Bush Revolution in Foreign Policy” (“America senza confini – La rivoluzione di Bush in politica estera”). Daalder non ha sposato la tesi bushiana, anzi ne ha anzi sottolineato gli errori per le scelte unilaterali, ma ha spiegato che Bush non è stato plagiato dalla lobby dei neoconservatori, i quali secondo Daalder non sono persone irresponsabili, ma gente seria che sarebbe meglio definire “imperialisti democratici”. Con uno di loro, Bob Kagan, ha scritto un articolo per ribadire l’idea  di affidare a un’alleanza delle democrazie la risoluzione delle controversie internazionali. L’ultimo libro curato da Daalder si intitola “Oltre la guerra preventiva”. La sua tesi è che di fronte agli attacchi dell’11 settembre “la risposta di Bush, e di altri, sia stata quella di agire prima che un’altra minaccia potesse materializzarsi”. Il saggio del nuovo ambasciatore obamiano alla Nato continua con una disamina delle inefficienze delle Nazioni Unite, che lui considera una delle ragioni scatenanti gli interventi militari preventivi, e si conclude con una certezza: l’idea di guerra preventiva c’è e non se andrà tanto presto.

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