Camillo di Christian RoccaJournoList

La mailing list americana chiusa e riservata creata dal blogger Ezra Klein strettamente dedicata a giornalisti, analisti ed esperti di sinistra. Un megacomplotto? Gli iscritti non rispondono

Era il segreto giornalistico meglio custodito di Washington, anche perché a preservarlo erano i giornalisti, proprio quelli animati dal sacro fuoco della professione e solitamente convinti che scrivere su un giornale sia una missione al servizio del pubblico, della verità e della storia. Ora, invece, il segreto è diventato di dominio pubblico grazie a un articolo del giornale online The Politico: negli ultimi due anni, alcune centinaia di firme liberal delle più importanti testate americane, assieme a saggisti, professori, esperti, analisti, blogger e militanti di sinistra, si sono scambiati opinioni, informazioni e idee attraverso “JournoList”, una mailing list chiusa e strettamente off the record creata dal giornalista e blogger ventiquattrenne Ezra Klein, firma del magazine progressista American Prospect.
Una specie di lobby mediatica di sinistra, cementata sulla riservatezza come si usa nelle logge massoniche e sull’idea dell’inferiorità antropologica della destra come è normale nel mondo dei media. Giornalisti ed editorialisti del New York Times, del New Yorker, di Time, di The Nation, di New Republic, di The Politico, dell’Huffington Post – gente stranota come il premio Nobel Paul Krugman e il veterano delle campagne elettorali americane Joe Klein, così come Peter Orszag, l’uomo che tiene i conti dell’Amministrazione Obama, non soltanto pischelli in pigiama che curano un blog – hanno creato grazie a “JournoList” un luogo informale dove poter discutere liberamente e riservatamente dei temi politici più importanti del giorno, fino a consultare un esperto, ricevere un consiglio, farsi spiegare qualcosa, prima di scriverne sui loro giornali. “Non conosco nessun altro posto – ha detto anonimamente a The Politico un membro della Lista – dove giornalisti, esperti politici e accademici che scrivono di attualità e storia politica comunichino costantemente tra loro”.
The Politico si è chiesto se questa sia la prova di un megacomplotto mediatico della sinistra, come amano ripetere i conservatori, non soltanto perché molte discussioni nate su “JournoList” pare siano diventate articoli sui giornali e sui blog, ma soprattutto per il fatto che non si trova nessuno o quasi degli aderenti disposto a parlare pubblicamente dell’argomento, nemmeno ora che la notizia è diventata di dominio pubblico. La regola della riservatezza è ferrea, tra i membri. Gli unici che parlano, lo fanno soltanto per smontare la tesi della lobby segreta. Il più ciarliero, ovviamente, è il fondatore della Lista, Ezra Klein, pronto a spiegare sul suo blog che non c’è niente di male e che la sua creatura è uno strumento importante a disposizione sua e dei suoi colleghi: “So per esperienza che la gran parte degli esperti è propensa a fornire commenti veloci via e-mail. Per questo ho creato Journolist. L’idea, allora come oggi, era quella di creare uno spazio sicuro dove gli esperti di politica, gli accademici e i giornalisti potessero parlare liberamente di varie questioni, porre domande che considerano urgenti e dare informazioni che pensano siano importanti, in modo da produrre commenti più informati. Per me è immensamente importante, e anche per i miei lettori”.
Jeffrey Toobin, saggista del New Yorker e opinionista della Cnn, ammette di aver tratto spunto dalle cose scritte su “JournoList” per il suo lavoro al settimanale newyorchese. John Judis di New Republic dice che “JournoList”, in fondo, è una specie di “bar virtuale”, dove gli avventori hanno la possibilità di incontrarsi, parlare e discutere. Joe Klein di Time spiega che si tratta soltanto di una consultazione informale con colleghi ed esperti, ma anche che non c’è “niente di più che io possa o voglia dire sull’argomento”.
L’eccesiva segretezza sulla Lista ha scatenato un dibattito tra i blogger di destra, ma anche un veterano di sinistra della rete, come Mickey Kaus di Slate, ha avanzato dubbi su JournoList: “Mi sembra contrario allo spirito del web. Non mi piace l’idea di un blog privato, totalmente separato e consultabile da blogger d’élite che poi decidono di presentare al pubblico soltanto una specie di propaganda concordata in anticipo”.

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