Camillo di Christian RoccaIl rischio della Facebookpolitik

D’accordo, è ancora troppo presto. Va bene, bisogna dargli il tempo. Certo, è entrato alla Casa Bianca soltanto da due mesi. Eppure, fin qui, la tanto auspicata svolta di serenità globale che Barack Obama avrebbe dovuto imprimere alle relazioni internazionali non s’è vista o, peggio, non è quella prevista. L’idea che per rendere pacifico il mondo, una meraviglia il rapporto tra gli alleati e una scampagnata i numerosi conflitti mondiali, sarebbe stato sufficiente sostituire l’arrogante ex petroliere texano George W. Bush con la nuova icona messianica che si chiama Barack Obama si è rivelata, come era del tutto evidente, una boiata pazzesca.
Obama ha l’alibi di essersi prevalentemente concentrato sulla situazione economica interna e di voler mostrare al mondo il lato buono dell’America in modo da poter accumulare consenso nel caso ci fosse bisogno delle maniere forti, ma il primo bilancio internazionale non è entusiasmante. L’approccio buonista non sta pagando alla Nato, l’alleanza atlantica che invece di aiutare la nuova alba americana a poco a poco si sta disimpegnando dalle operazioni militari in Afghanistan ed è stata costretta a sospendere il suo ampliamento a Est. Gli alleati europei, malgrado siano più filoamericani rispetto a qualche anno fa, non sprecano occasione per fare la lezioncina al presidente e ora è addirittura il ministro inglese David Millband a immaginare la fine dell’era americana. Il G20 non si può dire sia stato un gran successo, con numerosi distinguo e le stesse proteste no-global, come ai tempi in cui alla Casa Bianca c’era ancora Bush. Obama ha provato ad allacciare rapporti esclusivi con cinesi e russi, quasi escludendo i tradizionali alleati europei dal club che conta, ma le nuove disponibilità offerte alla Russia, a danno di Georgia e Ucraina, non hanno ancora prodotto risultati nella più ampia strategia per fermare la corsa al nucleare iraniano. Le aperture via YouTube agli iraniani sono rimaste inascoltate e non hanno avuto effetti né in Iraq né in Afghanistan. La nuova politica sul Pakistan ha tolto i freni ai servizi segreti di Islamabad, che ora aiutano i talebani senza nascondersi.
Le tensioni con la Cina non sono mai state così evidenti, al punto che Pechino, con il sostegno di Mosca, ha proposto di sostituire il dollaro con una nuova moneta globale per gli scambi commerciali. I nordcoreani hanno appena messo sulla rampa di lancio un missile a lunga gittata. Sotto gli occhi della Casa Bianca sta addirittura scoppiando una guerra commerciale con il Messico, con ripercussioni e tensioni ai confini dove passano indisturbati immigrati clandestini e droga illegale. Il catalogo, per ora, è questo. Prima o poi la Casa Bianca sarà costretta ad abbandonare l’ingenua Facebookpolitik di questi mesi per un approccio più realistico. Il rischio è che, nelle more, gli ayatollah iraniani riescano a trovare il tempo per brindare con l’uranio.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter