Falafel CafèE anche in Israele scoppia lo scandalo nel calcio

Partite truccate, arbitri accomodanti, presidenti di club coinvolti nell’affaire. Scommesse. E, tanto per non farsi mancare nulla, anche interi pezzi della malavita organizzata. È l’Italia? Non in...

Partite truccate, arbitri accomodanti, presidenti di club coinvolti nell’affaire. Scommesse. E, tanto per non farsi mancare nulla, anche interi pezzi della malavita organizzata. È l’Italia? Non in questo caso. Perché lo scandalo calcistico degli ultimi giorni ha il suo epicentro in Israele. A Petah Tikva, per la precisione, pochi chilometri a est di Tel Aviv.

E allora. Il sospetto – abbastanza fondato – è che i risultati di alcune partite della massima serie dello Stato ebraico siano stati truccati. Magari grazie anche a pesanti infiltrazioni della criminalità organizzata, attratta dalle enormi somme che richiama il mondo delle scommesse.

L’inchiesta della polizia israeliana ha investito in pieno, per ora, alcuni esponenti di una squadra di calcio della Major League (la serie A). In realtà, sembra che siano coinvolte anche altre squadre e altri protagonisti del mondo sportivo israeliano.

La principale accusata è la formazione dell’Hapoel Petah Tikva. I proprietari e dirigenti, Gal Hatzor e Tomer Sinai, sono stati arrestati martedì scorso dopo il primo interrogatorio. Secondo gli inquirenti i due avrebbero truccato i risultati di almeno tre partite con l’aiuto di arbitri «accomodanti». Una di queste, la scorsa stagione, è finita con la vittoria dell’Hapoel. Non per meriti, ma grazie a un calcio di rigore, considerato da molti come ingiustificato. Una vittoria, quella di allora, che evitò alla squadra la retrocessione.

Nell’inchiesta ci è finito pure l’ex allenatore dell’Hapoel, Yuval Naim. L’uomo è stato accusato di estorsione e minacce nei confronti di Hatzor per ottenere una liquidazione ingigantita. Naim si sarebbe fatto aiutare da tale Ben Cohen, persona vicina a una nota figura della malavita. Anche questi ultimi sono stato portati dietro le sbarre.

Le indagini, a dire il vero, non sono ancora finite. Anzi. Secondo gli inquirenti non si è arrivati nemmeno a metà strada. L’organizzazione era così radicata da aver coinvolto anche il presidente della Federazione calcio Avi Luzon, sospettato di aver aiutato Hatzor e Sinai a ottenere che almeno una partita fosse diretta da un arbitro di loro scelta. Luzon ha respinto i sospetti emersi nei suoi confronti. «La designazione degli arbitri non è di mia competenza», si è giustificato. Anche per questo la polizia l’ha rilasciato, ma non è stato escluso un nuovo interrogatorio.

Il terremoto è talmente forte che il capo della polizia, Yohanan Danino, ha affidato le indagini sin dall’inizio a un’unità d’elite, il Lahav 433, di solito impiegata per risolvere i casi più delicati e per contrastare la lotta alla criminalità organizzata. A proposito di quest’ultima: la polizia teme che possa essersi infiltrata in alcuni club, «per interposta persona», modificando i risultati di alcune partite nel senso voluto, anche ricorrendo a pressioni e minacce nei confronti di dirigenti sportivi, giocatori e arbitri.

«È uno scandalo – ha raccontato un poliziotto ai giornali israeliani – che vedrà sotto inchiesta un gran numero di attori: giocatori, affaristi, esponenti della Federazione di Calcio e arbitri». Proprio come in Italia.

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