Fra antilopi e giaguariCi fate ancora indignare. Grazie.

Quante volte ci siamo sentiti assuefatti, quante volte all'ennesima battuta contro le donne, contro i gay, contro i migranti o contro i giudici abbiamo voltato pagina senza trovare la forza per ind...

Quante volte ci siamo sentiti assuefatti, quante volte all’ennesima battuta contro le donne, contro i gay, contro i migranti o contro i giudici abbiamo voltato pagina senza trovare la forza per indignarsi ancora e ancora. Dichiarazioni spesso violente e inaccettabili, bestialità buttate lì dai nostri governanti, che tanto poi gli italiani si dimenticano o al limite basta una mezza smentita.

E così ci siamo sorbiti, in ordine sparso: i giudici antropologicamente diversi, le vacanze al confino degli antifascisti, gli elettori di sinistra coglioni, le case comprate all’insaputa del proprietario, le risate sul terremoto, i terremotati in campeggio, i precari che sono l’Italia peggiore, il miglior premier degli ultimi 150 anni, l’élite di sinistra che deve andare a morire ammazzata, i barconi da prendere a cannonate, i meglio fascista che frocio, la comprensione per gli evasori.

Per fortuna però c’è sempre chi, nella scuderia dei nostri destrieri Ministeriali, riesce ogni volta a stupirci. Il bello è che fanno a turno.Nelle ultime due settimane, ad esempio, i riflettori si sono accesi sul purosangue Maurizio Sacconi che ha messo due colpi degni della doppietta al Prix d’Amerique che riuscì a Varenne nel 2001-2002. Prima con la graziosa barzelletta sulle suore stuprate, roba da far accapponare la pelle; poi con una dichiarazione in merito ai referendum dello scorso giugno. “Mi auguro che troveremo il modo per mettere in discussione il referendum” butta lì Sacconi senza accorgersi del suo essere eversivo. Mettere in discussione un referendum che ha raggiunto il quorum, ottenuto la maggioranza assoluta dei sì degli italiani. È come se ci fossero le elezioni e qualcuno dicesse “anche se hanno vinto gli altri mi auguro che troveremo il modo di governare noi”. Analfabetismo democratico di chi, semplicemente, se ne frega, salvo poi giustificare ogni malefatta con la sovranità del mandato popolare.

Come non ricordare il sempreverde pur settantenne Bossi, l’anziano ronzino padano che ancora una volta invoca i milioni di alabarde pronte a combattere, evidentemente pronte a sventrare rappresentanti dell’ordine costituito, per liberarsi dalla dittatura romana.

E poi c’è il capo. Un ometto che distribuisce potere come si tira un osso al cane, in favore di chi, direttamente o indirettamente gli procura piacere. Disinteressandosi del giudizio morale, che lasciamo ai baciapile suoi amici, è da irresponsabili rendersi sempre più debole, più patetico, più ricattabile quando quello che ci viene richiesto dal resto del mondo è l’affidabilità.

In ogni caso grazie Berlusconi, grazie Sacconi, grazie Bossi, grazie Calderoli, grazie La Russa e Giovanardi, grazie Brambilla e Micciché. Grazie perché riuscite ancora, dopo tanti anni, a farci indignare.

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