Sere-ndipityBerlusconi passa, la cattiva informazione resta

Tra il rosso e giallo, tra chi vive in un paese libero e chi invece i diritti civili li può solo sognare, tra chi può godersi un'informazione libera e chi invece conosce il mondo "secondo gli altri...

Tra il rosso e giallo, tra chi vive in un paese libero e chi invece i diritti civili li può solo sognare, tra chi può godersi un’informazione libera e chi invece conosce il mondo “secondo gli altri”. In mezzo, tra la vecchia Europa, forte della sua storia e della sua base democratica, e la nuova Europa, quella post-sovietica che si è affacciata al mondo moderno e sta cercando di abbracciarlo. Noi siamo lì, nella fascia arancione, tra le non-democrazie, tra Guyana e Repubblica centrafricana, peggio di tutti i paesi europei, meglio solo delle dittature africane. Perchè, secondo Reporters senza Frontiere, il 2011, l’anno della fine del berlusconismo, è stato per l’Italia anche l’anno nero dell’informazione. E quindi nella classifica sulla libertà di stampa, non potevamo non perdere 11 posizioni , scivolando dal 49emo al 61emo posto. Meglio di noi Trinidad e Tobago, Namibia, Botswana. L’analisi è chiara e concisa: negli ultimi 12 mesi, il governo, nella sua fase più critica, cercava di imbavagliare la stampa e mettere le mani su internet. Inoltre nel nostro paese ci sono dodici giornalisti sotto scorta a causa di minacce mafiose. Ma quello che sorprende, o forse neanche più, è che, insieme a due altri paesi, la Bulgaria e la Grecia, l’Italia paga la mancanza di volontà politica. Ovvero, chi ha voglia di risolvere il problema della violazione continua alla libertà di stampa? Praticamente nessuno! Insomma, il conflitto di interessi in declino è come un boomerang: quando pensavamo di averlo (almeno in parte) sconfitto, ha dato il meglio(peggio) di sè.

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