ElleBoWikipedia rilancia l’allarme Ammazzablog che però è già stato emendato

Questa volta ci è cascata anche la comunità di Wikipedia nel circolo dell'indignazione collettiva priva di riscontri. Può succedere a tutti, però è meglio subito fare chiarezza prima che la rete v...

Questa volta ci è cascata anche la comunità di Wikipedia nel circolo dell’indignazione collettiva priva di riscontri. Può succedere a tutti, però è meglio subito fare chiarezza prima che la rete venga contagiata dall’ennesima #falsa-informazione-divenuta-indignazione. Il famigerato comma ammazza-blog è stato emendato in commissione.

Gentile lettore, gentile lettrice, il comma 29 del disegno di legge in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali – se approvato dal Parlamento italiano – imporrebbe ad ogni sito web, a pena di pesanti sanzioni, di rettificare i propri contenuti dietro semplice richiesta di chi li ritenesse lesivi della propria immagine”. Si legge nell’annuncio messo in tutte la pagine di Wikipedia. “ Le oltre 925 000 voci dell’edizione in lingua italiana ricevono 16 milioni di visite ogni giorno, ma questa norma potrebbe oscurarle per sempre. L’Enciclopedia è patrimonio di tutti. Non permettere che scompaia”, conclude il messaggio. Ma è un rischio che non si corre. Vediamo perchè.

Per Wikipedia il rischio del ritorno del comma ammazzablog si correrebbe tra il 19 e il 22 giugno prossimo con la discussione in aula. La calendarizzazione visibile sul sito della Camera, richiesta dal Pdl, è solo formale perchè il ddl arriverà alle camere con tutta probabilità nel mese di settembre-ottobre. Ora la camera ha in calendario provvedimenti del governo ben più importanti che devono essere discussi prima della pausa estiva. Dunque Wikipedia è stata “ingannata” dal calendario della Camera.

Tuttavia anche se fosse discusso in Aula nelle prossime settimane, il rischio per i siti informatici non c’è più perchè il testo contenente l’obbligo di rettifica è già stato emendato – cioè eliminato – dalla Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni a ottobre 2011. A vedere bene l’obbligo resta ma soltanto per i siti di testate regolarmente registrate ai tribunali (“siti internet che recano giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica e registrati ai sensi dell’articolo”). In Aula quindi si arriva con un testo che è già stato emendato dalla commissione, dunque con il parere favorevole dei partiti.

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