Una figlia come teI love shopping premaman (abbastanza)

Lo shopping premaman può avere aspetti gratificanti. Non ci sono tantissimi negozi e, soprattutto all’inizio, la difficoltà di ricalcolare la vostra taglia potrebbe essere frustrante. Ma una volta...

Lo shopping premaman può avere aspetti gratificanti. Non ci sono tantissimi negozi e, soprattutto all’inizio, la difficoltà di ricalcolare la vostra taglia potrebbe essere frustrante. Ma una volta scoperte le boutique o i modelli giusti – presupponendo che la voglia di spendere l’avevate da prima – anche comprare per voi diventerà piacevole. Non come al solito, ma meno noioso di quanto si possa pensare. E poi non dimenticate lo scopo fondamentale dello shopping premaman: stare comode per il bebè che cresce, sì, ma soprattutto indossare qualcosa che chiarisca a tutti che siete incinte e non delle tedescone avvinazzate con lo stomaco gonfio di birra.

Non è necessario comprare solo camicioni nei negozi “di settore”. Se imparate a fare l’occhio ai tagli più comodi, potrete trovare un bel vestitino più o meno ovunque. Nei premaman, però, c’è un’atmosfera particolare. A cominciare dal fatto che si trovano spesso bambini (impazienti) e mariti (stavolta pazienti, perché non possono dire alla moglie incinta che si annoiano a fare spese). La prima volta per me e Mr P., quando sono uscita dal negozio con intimo maggiorato e fantastici pantaloni con elastico, fu allietata da un caro ragazzino sui sei o sette anni.

Mentre la mamma era in camerino e il papà faceva da spola tra lei e la commessa – tempo della trattativa: 40 minuti – lui è venuto di fronte a noi che sedevamo in un angoletto. Ci ha guardati, ha sorriso e poi l’ha sganciata. Proprio lì, sonora, senza (falsi) pudori. A scanso di equivoci, mentre io e Mr P. ci chiedevamo se davvero avevamo sentito quello che avevamo sentito, lui ha urlato: “Mamma, ho fatto una scorreggia”.

Grazie del chiarimento.

Il top, comunque, l’ho sperimentato con i saldi. Sabato mattina, primo giorno di sconti, negozio in centro. Dentro cinque o sei donne, due camerini, un papà seduto in poltrona dentro la vetrina e due bambini che piangevano perché le mamme prestavano più attenzioni ai vestiti che a loro. Una babele di girovita gonfiati e valigie da riempire per le vacanze, con cali di pressione salvati in extremis dal garzone del bar di fronte, a cui sono sopravvissuta provando in fretta due bermuda, un pantalone lungo, due magliette, una mantellina e un costume (intero!) nell’antibagno, tenendo con una mano la porta chiusa. Quoziente di difficoltà aumentato da parchimetro in scadenza (avevo lasciato l’auto alle strisce blu), da raggiungere entro poche decine di minuti sotto il sole cocente di luglio.

Risultato? Performance netta: tutto acquistato e ritorno alla macchina in tempo per evitare la multa. Beh, mi do un dieci.

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Linkiesta Paper Estate 2020