ResilienzeLa nebbia, il letame e la notte di Milano

Penso a che cosa avrebbe detto padre Carlo Maria Martini dalla cattedra di Ambrogio di fronte allo scempio di queste ore in cui abbiamo appreso che un assessore della Regione Lombardia (e smettiamo...

Penso a che cosa avrebbe detto padre Carlo Maria Martini dalla cattedra di Ambrogio di fronte allo scempio di queste ore in cui abbiamo appreso che un assessore della Regione Lombardia (e smettiamo di chiamarla senza articolo, quasi fosse un’azienda) comprava voti dagli ndranghetisti per farsi eleggere. Quattromila, cinquanta euro a votante.

Penso a quello che avrebbe detto una figura un po’ piu’ dimenticata, l’ex rettore dell’Università Cattolica, Giuseppe Lazzati. La sentinella nella notte, come lo commemorò Dossetti citando il profeta Isaia al capitolo 21 : “la notte è notte e va riconosciuta come tale” (e noi siamo nel buio piu’ pesto, quindi dobbiamo essere sentinelle e vigilare).

Penso che vorrei vedere in piazza Duomo tutte le persone pulite e di buona volontà che ho conosciuto in questi anni a Milano, quelli che me l’hanno fatta amare questa città. Sono ancora la maggioranza. Li vorrei vedere in piazza, silenziosi, una rabbia composta, che l’indignazione vera non si urla.

Vorrei vedere salire la nebbia irreale che c’é oggi e quella puzza di letame che si sentiva questa mattina da viale Monza a Cologno nord sparire. Una scena degna del migliore film di Fellini.

Spero che le parole di Marco Garzonio oggi sull’edizione milanese del Corriere possano trovare seguito:

È tempo di rivolta morale. Ciascuno la deve fare per sé, senza reticenze, timori, convenienze: da privato e da operatore, dicendo dei no, denunciando, rompendo omertà. Si assumerebbero responsabilità gravi gli organismi rappresentativi (partiti, sindacati, associazioni di categoria) e gli ordini professionali che esitassero a fare una priorità e una bandiera della battaglia etica.] È tempo di rivolta morale. Ciascuno la deve fare per sé, senza reticenze, timori, convenienze: da privato e da operatore, dicendo dei no, denunciando, rompendo omertà. Si assumerebbero responsabilità gravi gli organismi rappresentativi (partiti, sindacati, associazioni di categoria) e gli ordini professionali che esitassero a fare una priorità e una bandiera della battaglia etica.

Perché sono parole figlie della storia di questi due “padri”, Martini e Lazzati, che non ci sono piu’ e di cui la rievocazione e la mancanza non possono appagarci. Occorre metterli sulle nostre gambe e farli camminare.

Ora.

Chi crede non dice forse “non possiamo tacere”?

Chi pensa, credente o non credente, non ha in comune lo stesso senso di giustizia?

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