Marchionne veste Prada2013, i top retailer italiani in crisi. Ma voi comprerete?

Mercoledi 2 gennaio, ore 13: fisso i documenti word su cui ho appena scritto due interviste ad altrettanti top retailer italiani - proprietari di multimarca di fascia medio alta che vendono sia abb...

Mercoledi 2 gennaio, ore 13: fisso i documenti word su cui ho appena scritto due interviste ad altrettanti top retailer italiani – proprietari di multimarca di fascia medio alta che vendono sia abbigliamento da donna sia da uomo – fatte al telefono poco fa. Le fisso e provo la stessa sensazione di quando guardo il mio estratto conto online: la depressione.

Come ho già scritto, è il 2 gennaio: sono appena finite le vendite natalizie e stanno per iniziare i saldi. I negozianti dovrebbero essere felici, con le casse piene ed in attesa di riempirle. E invece no: sono basiti, non sanno cosa dire. Non sanno cosa fare. Non sto parlando dei piccoli negozi di provincia, ma di multimarca di lusso molto conosciuti che hanno sedi – anche più di una – nelle principali città e località turistiche italiane; per usare un paragone culinario, parlo dei “Da Vittorio” – 3 stelle Michelin – della situazione, non della trattoria sotto casa.

Mi dicono di aver incassato poco e niente a dicembre, snocciolano numeri in discesa e percentuali negative a doppia cifra. Si chiedono se è colpa dell’Imu, dell’incertezza: chi ha paura di non avere soldi abbastanza per pagare le tasse o il dentista o le spese condominiali non va in giro a comprare abiti o accessori da qualche centinaia – o migliaia di euro -, certo. La classe media falcidiata dalle tasse, insomma, è il loro primo cruccio. Parlano di cambi di strategia per sopravvivere, anche per riuscire a mantenere da un lato i negozi – forse oggi troppo grandi – e dall’altra il personale. Non si piangono addosso: li sento francamente preoccupati.

C’è anche da dire – come mi suggerisce una micro discussione fatta in proposito poco fa: stamattina, sarà che c’è poco da fare al lavoro, ma sono super concentrata sul tema – che questi top retailer hanno passato un decennio d’oro, forti di incassi enormi e gonfiati. La pacchia è finita, insomma, mi suggeriscono.

Detto questo, io rappresento appieno la classe media che è scomparsa dalle boutique. E confermo l’andamento: quest’anno non ho comprato niente. Anzi, sì: un paio di scarpe sotto i 200 euro ad ottobre e due vestiti per un totale di 120 euro, sempre a ottobre. E basta. A Natale non ho regalato vestiti nè accessori: ho comprato libri e biglietti per spettacoli. E non ho intenzione di buttarmi a capofitto nei negozi per i saldi: ho un guardaroba nutrito – non sono Imelda Marcos, per intenderci – che mi permetterà di sopravvivere anche se non viene aggiornato per una stagione.

Soprattutto, ho altre priorità finanziarie, che sempre meno vanno a soddisfare i miei desideri e sempre più a corrispondere oneri.

Voi che farete, invece, comprerete?

P.S Buon Anno. Potrebbe sembrare un incipit un po’ negativo per il 2013 di Marchionne Veste Prada – che, mi auguro, sarà più nutrito del 2012 -, ma la speranza è quella di poter raccontare tante storie e novità positive.

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