Marchionne veste PradaGucci e Banca Cr Firenze (Intesa San Paolo) insieme per migliorare l’accesso al credito bancario

Fare squadra per supportare, in questo momento difficile, le piccole e medie imprese che, come già detto in molte occasioni, costituiscono l'essenza del made in Italy. Con questo obiettivo Banca CR...

Fare squadra per supportare, in questo momento difficile, le piccole e medie imprese che, come già detto in molte occasioni, costituiscono l’essenza del made in Italy.

Con questo obiettivo Banca CR Firenze e Gucci hanno annunciato ieri a Firenze una nuova collaborazione che mira a semplificare l’accesso al credito bancario per le imprese appartenenti alla filiera prodotto finito della pelletteria Gucci.

Nella foto: un artigiano Gucci al lavoro

A beneficiare di questo accordo saranno i fornitori ed i subfornitori di Gucci, compresi quelli appartenenti alle reti d’impresa di cui l’azienda è sponsor.

Ovviamente ci sono dei parametri da rispettare: l’affidabilità del fornitore e la qualità delle sue performance, la capacità di rispettare gli standard quali/quantitativi fissati nel contratto di filiera e l’appartenenza ad un indotto produttivo di rilievo.

Quali sono, effettivamente, questi benefici? Una facilitazione di approccio personalizzato con la Banca, ma anche finanziamenti per la gestione del capitale circolante, per investimenti produttivi o per la gestione dell’operatività, con anticipi per finanziamento degli ordini o anticipi su fatture, con tassi di interesse concorrenziali.

Si tratta di un accordo importante, specialmente nel settore moda: che un top player come Gucci riconosca l’importanza – e allo stesso tempo il momento di difficoltà – dei propri fornitori è fondamentale proprio per le piccole aziende che orbitano attorno ai colossi del lusso made in Italy ma devono fare i conti con bilanci ben diversi.

Non sarà LA soluzione, ma è senza dubbio un passo avanti. Speriamo che questo accordo possa diventare un modello da replicare, complici accordi tra altri top brand e altrettanti istituti. Anche stranieri, perchè no: sono tantissimi i marchi internazionali che producono in Italia.

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