Libertà è partecipazionePrima di Monti il baratro. Ora #riformeradicali

In questo inizio di campagna elettorale Mario Monti si torva al centro del fuoco incrociato proveniente da destra e da sinistra. Il professore, viene attaccato quotidianamente da Berlusconi da una ...

In questo inizio di campagna elettorale Mario Monti si torva al centro del fuoco incrociato proveniente da destra e da sinistra. Il professore, viene attaccato quotidianamente da Berlusconi da una parte e da Vendola dall’altra. Forse il più buono di tutti è Pierluigi Bersani, che fino ad ora non ha mai criticato apertamente il presidente del Consiglio.
Il pericolo che si corre in questa campagna elettorale è principalmente uno: gli elettori rischiano di dimenticare cosa (e chi) c’era prima del professore al governo del Paese. Il sentimento antimontiano si percepisce, la gente crede che Monti abbia introdotto nuove tasse per il semplice gusto di farlo. In realtà nel novembre del 2011 l’Italia era sull’orlo del baratro, ad un passo dalla situazione greca; l’esecutivo guidato da Berlusconi non godeva della credibilità internazionale e dei mercati, lo spread era a livelli elevatissimi.

Una volta accettato l’incarico, Monti si è ritrovato tra le mani la patata bollente che per troppo tempo i partiti già esistenti hanno preferito lasciar da parte: dal punto di vista economico il Paese era allo sbando. In poche parole: chi ha lasciato correre, non facendo le riforme per tutelare interessi particolari, ha preferito dare l’incarico ad una persona terza che si prendesse l’onere di attuare l’ormai famosa manovra “Salva Italia”. Sono gli stessi partiti che hanno ostacolato il tentativo di liberalizzazioni (taxi, ordini professionali, farmacie), che hanno affossato il decreto riguardante le Province, che non vogliono una riforma del lavoro che metta fine al dualismo garantiti/non garantiti.
Il presidente Monti ha svolto egregiamente il suo ruolo, ha salvato l’Italia dal default (non senza sacrifici), ma in molti casi, in modo particolare quando si cercava di riformare, è stato lasciato solo dai quei partiti che rimproverano Monti di non aver fatto nulla.

La domanda che ci si deve porre oggi è: cosa c’era prima di Monti? E poi: davvero non ha fatto nulla e la colpa di questa situazione è sua?

Il nostro Paese necessita di riforme radicali, di provvedimenti profondi, che possano modificare la struttura statale. Dal mercato del lavoro al welfare, dalla scuola all’università, passando per l’innovazione.
Se dovessero vincere gli stessi che non hanno fatto nulla, che hanno promesso la rivoluzione liberale, l’Italia non migliorerà.

L’alternativa non è tra il populismo berlusconiano e il populismo vendoliano, ma tra riformisti e conservatori, tra responsabili e irresponsabili.
Il nostro Paese ha bisogno di persone responsabili e credibili, che non vendano fumo e che guardano in faccia la realtà.

Mario Monti risponde a questo identikit.

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