Cavoletti di BruxellesJuve, Milan e Inter tremano. Bruxelles vorrebbe ridurre lo strapotere dei club più forti.

Nei prossimi anni, le regole per i trasferimenti dei calciatori nei campionati europei di calcio potrebbero cambiare. Le leghe europee potrebbero diventare “chiuse” come negli USA sono la NBA (bask...

Nei prossimi anni, le regole per i trasferimenti dei calciatori nei campionati europei di calcio potrebbero cambiare. Le leghe europee potrebbero diventare “chiuse” come negli USA sono la NBA (basket) e la LNH (hockey su ghiaccio) dove vige un sistema ben diverso.

Innanzitutto, nella NBA esiste il cosiddetto “draft”, evento annuale, nel quale le 30 squadre che partecipano al campionato possono scegliere i giocatori provenienti dai college. I migliori, quelli che si trovano ai primi posti, vengono scelti dalle squadre che non hanno partecipato ai play off nella stagione precedente. In questo modo vengono tutelati i giovani che vanno in squadre dove hanno più possibilità di mettersi in mostra e viene assicurata la competitività del campionato.

Inoltre, le acquisizioni dei giocatori non possono essere fatte “liberamente”, cioè due squadre non possono semplicemente decidere di scambiare un giocatore per un altro senza guardare il cosiddetto “monte salari”. Per esempio, nell’estate del 2007, quando Garnett si è trasferito da Minnesota a Boston, i Celtics hanno dovuto cedere ben sette giocatori perché la somma dei loro stipendi equivaleva a quello di Garnett. Altrimenti occorre pagare una tassa per le franchigie che superano il monte ingaggi.

Insomma, esistono una serie di meccanismi che intendono preservare la competitività dei campionati ed evitare che a vincere siano sempre gli stessi club.

In Europa, la competitività calcistica potrebbe morire sotto i colpi del potere economico. Il sistema di promozione e retrocessione si è trasformato in una cortina fumogena. Vincono e perdono sempre i soliti. E il sistema dei trasferimenti dei calciatori si è trasformato in un meccanismo folle che finisce con il penalizzare pesantemente le squadre più piccole.

Lo sostiene la Commissione europea in uno studio pubblicato il 7 febbraio “Aspetti economici e giuridici nei trasferimenti dei calciatori”.
“Le squadre di calcio pagano ogni anno circa 3 miliardi di euro in trasferimenti di giocatori ma i benefici dei trasferimenti non vanno in favore delle piccole squadre o delle squadre amatoriali”.

I campionati inglese, spagnolo, francese, tedesco e italiano concentrano il 55% dei trasferimenti a dimostrazione dello squilibrio esistente. Inoltre, tranne poche eccezioni, sono sempre i soliti che vincono. Juventus, Milan e Inter in Italia, Barcellona e Real Madrid in Spagna, Manchester United in Inghilterra, Bayern in Germania.

D’altra parte, la recente “Football Money League” di Deloitte ha evidenziato che le prime 20 società al mondo generano un quinto dei ricavi del Calcio s.p.a. Nella recente relazione UEFA sulle licenze per club é emerso che tra il 2007 e il 2011 gli ingaggi sono aumentati del 28%, fino a raggiungere la cifra dei 2,4 miliardi di euro e, nel complesso, le perdite delle società si sono triplicate da 0,6 a 1,7 miliardi di euro.

Bruxelles ha, allora, pensato ad alcuni meccanismi che possano regolamentare l’intero sistema :
– tassare i trasferimenti che superino un certo limite per istituire un fondo di redistribuzione in favore dei club meno ricchi ;
– limitare il numero di calciatori per club ;
– regolare il meccanismo dei prestiti ;
– limitare le indennità di trasferimento al 70% del salario lordo dovuto al giocatore da parte del club per l’indennità del suo contratto ;
– impedire ad un club di estendere il “potere di protezione”, durate il quale un giocatore non può essere trasferito senza il consenso del suo datore di lavoro ;
– limitare alcune clausole particolarmente restringenti nei contratti ;
– lottare contro la tratta dei giovani calciatori provenienti dai paesi meno sviluppati, migliorando le norme per la tutela sui minori.

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