Rotta verso il mercatoPassera taglia i fondi agli aeroporti più inutili e la politica locale si ribella

Dopo soli 26 anni, per la prima volta da quando il settore aereo è stato liberalizzato nell' Unione Europea e, per aprire una rotta, non c' è più bisogno di un' autorizzazione governativa, il nostr...

Dopo soli 26 anni, per la prima volta da quando il settore aereo è stato liberalizzato nell’ Unione Europea e, per aprire una rotta, non c’ è più bisogno di un’ autorizzazione governativa, il nostro esecutivo nella persona del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera lancia il nuovo piano nazionale degli aeroporti, anzi l’ Atto di indirizzo per la definizione del Piano Nazionale per lo Sviluppo Aeroportuale.

Chi si chiedesse perché in Italia ci vogliano anni per avvitare una lampadina potrà scoprire che, dopo che l’ Unione Europea ha fissato le linee di sviluppo aereo per il prossimo futuro e il Parlamento ha approvato vari atti di indirizzo, ora il Ministero appunto emana con un atto di indirizzo una proposta di individuazione degli aeroporti di interesse nazionale. L’ indirizzo sulla busta dovrebbe essere quello degli enti competenti: ENAC, ENAV, dicasteri, ma non preoccupatevi, perché le proposte di razionalizzazione dei servizi saranno inviate direttamente.

Non basta? No, perché servirà un’ Intesa con Conferenza Permanente Stato Regioni per individuazione aeroporti di interesse nazionale, il cui compito gravoso a me richiederebbe dieci minuti, compresa la pausa caffè. Naturalmente, dopo, il Presidente della Repubblica con apposito DPR emana il Piano Nazionale per lo Sviluppo Aeroportuale.

Vi chiederete quali rivoluzioni mai comporti questo iter snello: tenetevi forte, la coperta dei soldi è corta e lo Stato ha deciso di non costruire più nuovi aeroporti, tra cui l’ inutilissimo previsto a Viterbo dall’ ultimo governo Prodi e quello di Napoli Grazzanise, nonché di risparmiare sulle spese di polizia, vigili del fuoco, assistenza al volo, dogana eccetera in una manciata di piccolissimi aeroporti in deficit perenne e con una valida alternativa a pochi chilometri di distanza.

Ciò non vuol nemmeno dire che finirà lo spreco di soldi pubblici in questi aeroporti inutili senza traffico: lo Stato, se fosse approvato il piano Passera, chiuderebbe sì i cordoni della borsa, ma le Regioni sarebbero libere di subentrargli. Colpiti dalla neo-tirchieria ministeriale sarebbero gli scali di Albenga, Cuneo, Brescia, Bolzano, Parma, Forlì, Perugia, Foggia, Crotone, il mai nato Comiso e altri progetti come quello delirante di Agrigento, per cui si sarebbero dovute sbancare alcune colline. Oltre a questi i già defunti Oristano e Tortolì.

Siccome in Italia un mese non basta per fare qualche addizione e, oggi primo febbraio, non sono ancora disponibili i dati di traffico 2012, ricorro a quelli 2011, anno in cui Bolzano ebbe 59.340 passeggeri, Foggia ben 61.279, Crotone 121.674 e al top Forlì 345.135, quasi mille al giorno, a pochi chilometri dai 5.876.213 annui di Bologna.

Sul sito Aviazione Civile è stata fatta un’ agghiacciante raccolta di dichiarazioni che testimoniano la passione dei nostri Enti locali per il deficit e che, con motivazioni pretestuose quando non pazzoidi, sono la promessa di perpetuare l’ irrinunciabile spreco in aeroporti che, non avendo passeggeri, non hanno in realtà alcun effetto sull’ economia locale, se non il mantenimento di posti di lavoro clientelari e fasulli. Ve li riporto come lettura amena per il weekend.

Il piano Passera ha anche (pochi) altri contenuti positivi, ma più ancora sono le non-decisioni con cui ha lasciato aperti quasi tutti i problemi dell’ aviazione italiana e su cui scriverò successivamente.

Da notare che Passera, pur non essendo nemmeno candidato, ha già lasciato aperta la possibilità che qualche aeroporto venga ripescato.

Gli aeroporti sardi non sono ” strategici “
Protestano Cappellacci e Solinas

“La nostra condizione di insularità è l’elemento oggettivo che dovrebbe indurre il Governo a invertire gli indirizzi del piano nazionale per gli aeroporti e a considerare la Sardegna la principale priorità strategica”.

Lo hanno dichiarato il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, e l’assessore dei Trasporti, Christian Solinas, intervenendo sull’esclusione degli aeroporti sardi dagli scali strategici indicati nel Piano Nazionale.

“Infrastrutture e collegamenti con la Penisola – proseguono i due esponenti della Giunta- rappresentano una condizione essenziale e irrinunciabile sia per rivitalizzare le attività economiche esistenti sia per promuovere nuove filiere di sviluppo, con particolare riguardo al settore turistico ed agroalimentare.

Sono in gioco – aggiungono Cappellacci e Solinas- sia diritti irrinunciabili, come quello alla mobilità dei Sardi, sia le legittime aspettative delle nostre imprese di avere libero accesso ai mercati extraregionali”.

Nel pomeriggio il presidente della Regione ha inviato una lettera al ministro Passera per sollecitare un ripensamento su una decisione che “rappresenterebbe un colpo mortale agli interessi della nostra isola”.

Quel piano di Passera va bloccato»

LO SCENARIO. I deputati Alberto Giorgetti del Pdl e Gianni Dal Moro del Pd concordano sul prossimo obiettivo
L’ex sottosegretario: «Con l’assessore Chisso già disegnata la strategia» «No alle accelerazioni»
Alberto Giorgetti, Pdl

Su un punto la politica veronese ora si trova concorde: la proposta di riordino degli aeroporti su scala nazionale lanciata dal ministro uscente Corrado Passera e che individua 31 aeroporti da tenere in vita, tra i quali il Catullo (ma in fascia B), escludendo dai giochi lo scalo di Montichiari, va respinta. Fermata. Bocciata. È questo l’obiettivo sia dei deputati Alberto Giorgetti (Pdl) e Gianni Dal Moro (Pd). «Il piano aeroportuale proposto dal ministro Passera», dice il coordinatore veneto del Pdl Giorgetti, «colpisce pesantemente il nostro sistema aeroportuale decretando di fatto la fine operativa dell’aeroporto di Montichiari, fatto grave che va bloccato. Essendo inviato il provvedimento alla Conferenza delle Regioni per la necessaria intesa prima dell’emissione del decreto del presidente della Repubblica che sarebbe la pietra tombale sul futuro sviluppo dell’aeroporto di Brescia, in qualità di coordinatore regionale del Pdl ho immediatamente contattato l’assessore alle infrastrutture Renato Chisso che ha condiviso alcuni obiettivi di modifica del Piano». Questa la strategia messa a punto con la Regione: «Inserimento dell’aeroporto Catullo tra quelli considerati strategici Core Network e Ten-t (fascia A), poiché inserito nell’area del Quadrante Europa crocevia dei due corridoi europei infrastrutturali 1 e 5, oltre a servire il comprensorio turistico al quarto posto in Italia per presenze; eliminazione contestuale da quell’elenco dell’aeroporto di Orio al Serio che non possiede caratteristiche simili». Inoltre, «inserimento dell’aeroporto di Brescia Montichiari negli altri aeroporti di interesse nazionale quantomeno alla pari di Salerno e Rimini come scalo di decongestione del Catullo e sviluppo della vocazione al cargo internazionale». E poi, «recupero degli aeroporti di Verona e Brescia ad una visione di sistema aeroportuale del Garda su cui insiste una normativa proposta dal sottoscritto e varata dal Senato che prevede la possibilità di scontare in tariffa gli investimenti di rafforzamento infrastrutturale come avviene per gli hub nazionali. Infine, la Regione Veneto si impegna a non concedere l’intesa in caso di mancato accoglimento delle suddette modifiche». Secondo Dal Moro, poi, quanto sta avvenendo attorno a Montichiari «è la conclusione della fine di un tragico film, che dal 2010 ho pubblicamente denunciato». Un disegno che punta a tagliar fuori Verona: «È in atto un’azione seria di trasferire l’aeroporto di Brescia sotto il controllo lombardo attraverso l’ingresso di privati non industriali ma finanziari nella proprietà e nella gestione dell’aeroporto di Montichiari. Questo sarebbe il primo step di una fase aggressiva commerciale nei confronti dell’aeroporto di Verona, che si troverebbe stretto ad ovest dall’asse lombardo aeroportuale Milano-Bergamo e Brescia e dall’altro dall’asse Venezia e Treviso. La conclusione sarebbe anche questa volta amaramente prevedibile». Per Dal Moro è anche «inaccettabile» il trattamento «che viene riservato a Verona e al suo aeroporto: non viene riconosciuta l’importanza della città». Il piano inoltre sta procedento in fretta e senza passare dalle commissioni parlamentari, a Governo scaduto per arrivare al decreto prima dell’insediamento del nuovo Governo. «Non lasceremo spazio e faremo di tutto affinchè questa decisione venga assunta dal nuovo Governo dopo un confronto con il nuovo Parlamento. Mi auguro che su questa battaglia di democrazia ci si possa ritrovare tutti».

Piano aeroporti, PdL: “40 milioni spesi per questo risultato”

Il nuovo piano degli aeroporti varato dal ministro Corrado Passera, che esclude Forlì e salva in extremis Rimini scatena le proteste del PdL e della Lega Nord
di Redazione – 30 gennaio 2013

Il nuovo piano degli aeroporti varato dal ministro Corrado Passera, che esclude Forlì e salva in extremis Rimini dagli scali su cui investire a livello nazionale, scatena le proteste del PdL e della Lega Nord. In un’interrogazione di Stefano Gagliardi, Capogruppo PDL,Gianluca Zanoni, Lega Nord, Valerio Roccalbegni (PDL) e Vittorio Dall’amore (PDL) attaccano: “L’assenza di Forlì è ancora più avvilente se si considerano gli ingentissimi investimenti posti a carico della collettività negli ultimi anni (terminal, pista e torre di controllo) per consentire al Ridolfi di essere a norma, a differenza degli ingentissimi investimenti che dovrà affrontare Rimini”.

E ancora: “Quanto accaduto l’ennesima dimostrazione di scarsa capacità politica di chi governa il territorio a tutti i livelli, dal Comune alla Provincia, nonchè la conferma dei dissidi e degli sgambetti tutti interni al PD fra Forlì, Cesena, Rimini e la Regione, che riescono a parlare di politiche comuni e di Area Vasta solo per le politiche sanitarie, che evidentemente sono le sole a riscuotere interesse da parte della Regione, (vedi il diktat della fusione delle ASL). L’aeroporto dal 2004 al 2012 costerà ai forlivesi circa 40 milioni di euro per ottenere questo risultato”. Si chiede quindi di richiedere un incontro urgente al Presidente della Conferenza Stato – Regioni, ovvero Errani.

Umbria: Bastioli (Psi), grave esclusione aeroporto Perugia
31 Gennaio 2013 – 15:43
(ASCA) – Perugia, 31 gen – ”La candidatura congiunta di Perugia e Assisi a Capitale europea della cultura per il 2019, rischia di ricevere una drammatica battuta d’arresto con la scelta di escludere l’aeroporto San Francesco da opere di ammodernamento, comunque, necessarie a gestire l’eventuale auspicabile mole di turisti che verrebbero a visitare le nostre ricchezze naturali ed artistiche”. E’ quanto il capogruppo socialista in Consiglio provinciale di Perugia, Enrico Bastioli sottolinea in un’interrogazione rivolta al presidente dell’ente, Marco Vinicio Guasticchi, nella quale chiede quali sono le iniziative che la Provincia, insieme a Regione Umbria, enti locali e forze economiche e sociali del territorio, intende mettere in campo, affinche’ il Governo modifichi il piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale, inserendo lo scalo San Francesco d’Assisi di Perugia tra quelli che manterranno la concessione nazionale e saranno oggetti di interventi di ammodernamento e di infrastrutturazione. Nell’atto per la definizione del piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale emanato al ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Corrado Passera, infatti, sono stati individuati i 31 scali che manterranno la concessione nazionale e saranno oggetti di interventi di ammodernamento e infrastrutturazione a carico dello stato, mentre il San Francesco d’Assisi di Perugia e’ risultato escluso. Il consigliere provinciale ricorda come ”solo cinque mesi fa abbiamo assistito all’inaugurazione della nuova stazione aeroportuale, che sembrava aprire le porte ad una nuova stagione nella travagliata vicenda dell’isolamento infrastrutturale umbro. Questa esclusione, fatta tra l’altro da un governo in carica solo per atti di ordinaria amministrazione, rischia di compromettere tutti gli sforzi messi in campo in questi anni dalla regione Umbria e dagli enti locali, per dotare la nostra regione di una efficiente rete di trasporti e renderla sempre piu’ attrattiva da un punto di vista turistico e degli investimenti”.

POLITICA | giovedì 31 gennaio 2013, 17:57

Il Consigliere regionale Tullio Ponso in difesa dell’aeroporto di Cuneo-Levaldigi

“E’ ora di fare nuovamente squadra tutti insieme – conclude Ponso – per salvare un presidio indispensabile per la ripresa dell’economia della Granda.”

“Ancora una volta ci troviamo a dover difendere un presidio importante del nostro territorio, come se la possibilità di muoversi in aereo non fosse un diritto dei nostri cittadini”. Così il Consigliere regionale Tullio Ponso a margine della notizia che l’aeroporto di Cuneo-Levaldigi è stato declassato da nazionale a regionale.

“Tocca ora alla Regione decidere se chiuderlo o finanziarlo, poiché dallo Stato non arriverà più un centesimo. Auspico che dalla riunione della prossima settimana con i vertici Geac possano emergere soluzioni positive per il nostro aeroporto e che, nell’arco del suo iter, il provvedimento cambi. Certo è che, ancora una volta, noi cuneesi ci troviamo a dover combattere per non restare fuori dal mondo. Lo abbiamo fatto con le autostrade, lo stiamo facendo con i treni e con l’aeroporto di Levaldigi. Lotte di anni, nel caso dell’Asti-Cuneo di decenni, per ottenere semplici servizi che in un paese civile dovrebbero essere scontati. Tutte battaglie che ci hanno permesso di essere raggiunti da un numero sempre maggiore di turisti e che, in un caso come quello della chiusura di Levaldigi, risulterebbero vane e colpirebbero in maniera pesante l’economia della Granda. Inoltre butteremmo in fumo anni di spese, visto che negli ultimi tempi la situazione è decisamente migliorata grazie all’incremento delle tratte e del numero dei voli”.

“E’ ora di fare nuovamente squadra tutti insieme – conclude Ponso – per salvare un presidio indispensabile per la ripresa dell’economia della Granda”.

Sanremo: l’importanza dell’aeroporto di Albenga, Baggioli “Chiedo un impegno concreto dai candidati”

“Auspico, quindi, un vero e proprio interessamento da parte di coloro che oggi concorrono per una poltrona al Parlamento con un intervento mirato, puntuale ma, soprattutto, concreto” – spiega il consigliere.

“In questi giorni ho letto che quello di Albenga non è stato inserito tra i 31 aeroporti di interesse nazionale. Questo, a mio avviso, è un problema che solo la politica può risolvere”. Parole del consigliere comunale di maggioranza Simone Baggioli che di fronte alla notizia riguardante l’aeroporto, di importanza strategica anche per la provincia di Imperia, ha voluto chiedere un impegno concreto alla politica.

“Chiedo a gran voce un impegno da parte dei candidati liguri, in primis quelli della mia fazione politica, di attivarsi velocemente affinchè non avvenga una nuova chiusura della struttura, importante per il comparto turistico dell’estremo ponente ligure. – spiega Baggioli – E’ altresì evidente intervenire sulle tratte, ben venga Albenga – Roma, ma l’obbiettivo sarebbe anche una netta implementazione dei voli”.

“Oggi siamo in un periodo di grave crisi economica e noi amministratori dobbiamo tentare, con tutte le nostre forze, di contrastare questa situazione, aggrappandoci ad ogni questione che possa portare bene alla nostra terra, ai nostri concittadini ricordando che il turismo è per noi alla base dell’economia. – chiosa il consigliere – Concludo auspicando, quindi, un vero e proprio interessamento da parte di coloro che oggi concorrono per una poltrona al Parlamento con un intervento mirato, puntuale ma, soprattutto, concreto. Ora non ci resta che attendere!”

Ceterum censeo Linate esse delendam

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