Asia FilesFukushima, un topo dietro l’ultimo guasto. E la Tepco è di nuovo sotto accusa

Sarebbe stato proprio un topo, ritrovato morto in una centralina elettrica, ad aver fatto saltare la corrente lunedì scorso nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Per due giorni il Giappone ...

Sarebbe stato proprio un topo, ritrovato morto in una centralina elettrica, ad aver fatto saltare la corrente lunedì scorso nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi.

Per due giorni il Giappone ha tenuto nuovamente il fiato sospeso a causa di un blackout nella centrale nucleare danneggiata dal terremoto e dallo tsunami del marzo 2011. Al comunicare la notizia alla stampa, lo stesso portavoce della Tepco ha avuto un attimo di esitazione.

Abbiamo ritrovato un piccolo animale di 15-25 cm simile a un topo, morto vicino alla centralina elettrica“, così Ono Masayuki, portavoce della Tepco, la società elettrica di Tokyo che gestisce l’impianto nucleare teatro di una delle più gravi crisi nucleari degli ultimi tre decenni.

Tuttavia, la Tepco continua a indagare sul guasto di natura elettrica che ha messo fuori uso i sistemi di raffreddamento del combustibile radioattivo – 8,800 barre in tutti e 4 i reattori – ancora contenuto nelle piscine dei reattori 1, 3 e 4 della centrale in via di decommissionamento.

Lunedì scorso intorno alle 19, l’azienda elettrica della capitale ha dato la notizia, con un ritardo di 3 ore, di un blackout nella centrale nucleare disastrata. Ci sono volute 30 ore per un lento ritorno alla normalità; “ci scusiamo con i cittadini per averli preoccupati così tanto”, ha dichiarato Ono in conferenza stampa. Dopo l’11 marzo 2011, 160 mila cittadini sono stati costretti a evacuare le proprie abitazioni nell’area intorno alla centrale nucleare.

Le piscine in cui è contenuto il combustibile radioattivo devono infatti essere continuamente alimentate elettricamente, per essere mantenute a una temperatura tale da evitare ulteriori aumenti di temperatura delle barre di uranio, spente ma ancora fortemente radioattive. Un blackout prolungato avrebbe riportato la temperatura del combustibile oltre la soglia di allarme, dando il via a un’altra fuoriuscite di radiazioni.

Nonostante le polemiche che si sono susseguite negli ultimi due anni, la sua nazionalizzazione e la nomina di una commissione per il controllo e la valutazione degli standard dell’energia nucleare, la Tepco continua a mostrare scarso tempismo e incompetenza. Già nella serata di lunedì, Ono aveva chiesto scusa del ritardo con cui era stato annunciato il guasto, adducendo come causa un ritardo nei primi controlli.

Ma non c’è solo questo. A due anni dal disastro del 2011, l’impianto, che farebbe affidamento ancora su equipaggiamenti di fortuna, continua a mostrare una pericolosa vulnerabilità. Dal 18 marzo 2011, spiega Mochizuki Iori sul blog Fukushima Diary, le centraline elettrica che alimentano i sistemi di raffreddamento dei reattori 3 e 4 sono state installati su un camion. E lì sono state lasciate.

Speriamo in breve tempo di dotarci di apparecchiature permanenti e più affidabili”, si è schermito Ono nella conferenza stampa di questa settimana. Nonostante le rassicurazioni della Tepco e dello stesso governo giapponese, i lavori di decommissionamento procedono nella più totale precarietà. E nel timore che un nuovo terremoto possa annullare tutti gli sforzi fatti fino ad oggi.

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