ResilienzeStaminali, far west Italia?

Dovrebbe arrivare in aula alla Camera per la discussione  lunedì prossimo la legge che, se approvata così com'é, deregolamenterebbe di fatto la ricerca scientifica in Italia sulle cellule staminali...

Dovrebbe arrivare in aula alla Camera per la discussione lunedì prossimo la legge che, se approvata così com’é, deregolamenterebbe di fatto la ricerca scientifica in Italia sulle cellule staminali. Perché, equiparando l’infusione di cellule staminali a un trapianto, allontanerebbe il nostro Paese dalle regole europee recepite anche in Italia e stabilite da una direttiva del 2007, secondo la quale le cellule staminali, una volta manipolate in laboratorio per fini terapeutici, sono a tutti gli effetti farmaci. Devono quindi essere sottoposte alla trafila di controlli e passaggi di sicurezza che competono in Italia all’Aifa, l’agenzia del farmaco. Controlli e passaggi di sicurezza che non sono un capriccio della democrazia, ma un’imprescindibile garanzia prima di tutto per i pazienti.

Un decreto, quello proposto dal ministro della Salute Renato Balduzzi, approvato in fretta e in furia alla metà di marzo dal Consiglio dei ministri, per tentare di sanare l’anomalia del ricorso ai tribunali da parte dei familiari di bambini malati di alcune gravi malattie genetiche inguaribili, che hanno chiesto l’intervento del giudice perché i piccoli venissero sottoposti al cosidetto metodo Stamina, una infusione di cellule staminali che secondo quanto dichiarato dagli “inventori” non li guarirebbe, ma li farebbe stare meglio. Secondo quanto dichiarato, perché non esiste al momento un protocollo a livello europeo o internazionale in via di sperimentazione. Non voglio entrare qui nel merito di questa specifica vicenda: i toni emotivi, quando c’é di mezzo la vita dei bambini e il dolore innocente si fanno inevitabilmente alti. Anzi, vorrei che si ridimensionassero: facendo un giro sui social network ci si imbatte con molta facilità in minacce forti – in alcuni casi anche di morte – indirizzate dal popolo del web (e non solo) nei confronti di tutti coloro, medici, biologi, giornalisti, che hanno sollevato delle obiezioni al decreto legge. E’ questo uno dei tanti sintomi dell’aggressività che monta in questo periodo e che si nasconde molto facilmente dietro la tastiera di un computer. Un medico che è stato oggetto di queste pubbliche derisioni mi ha confidato di essere sereno: “le famiglie dei bambini malati sanno bene cosa facciamo per loro”.

Eppure all’estero non si spiegano che cosa stia davvero succedendo in Italia: nei giorni scorsi è intervenuto il premio Nobel 2012 per la medicina Yamanaka, padre delle cellule staminali riprogrammate (cioé fatte ritornare indietro dallo stadio adulto a quello embrionale, ndr) dicendosi preoccupato per il decreto.

Ai due editoriali di Nature contro il decreto italiano si sono aggiunte nelle ultime ore anche l’Ema, l’agenzia europea per il farmaco e il sito Eurostemcell che in un editoriale mette nero su bianco l’allarme scientifico internazionale.

Che succederà dunque in aula?

La soluzione migliore, allo stato delle cose, sarebbe sanare l’anomalia generata dai giudici, permettendo a chi ha iniziato le infusioni al momento dell’emanazione del decreto di terminarle in strutture pubbliche ospedaliere (circa 28 pazienti, ndr). Fermandosi qui.

Logicamente sarà una decisione che lascerà scontenti molti e provocherà nuove reazioni di pancia. Ma lo Stato non può autorizzare il far west. Deve guardare al bene di tutti i pazienti, con lucidità e ragionevolezza, con le risorse che ha a disposizione. E rispettando le regole date dalla comunità scientifica internazionale.