British GrenadierChe ti combina la Cia!

«Russia: servizi segreti smascherano agente Cia a Mosca mentre sta tentando di arruolare una spia russa». Giorni fa le agenzie hanno battuto questa notizia. I giornali ne hanno parlato per un po’. ...

«Russia: servizi segreti smascherano agente Cia a Mosca mentre sta tentando di arruolare una spia russa». Giorni fa le agenzie hanno battuto questa notizia. I giornali ne hanno parlato per un po’. Poi: «Russia-Usa: presunto agente Cia ha lasciato Mosca».

Se invece che nel 2013, fossimo nel 1983, la vicenda occuperebbe pagine e pagine dei giornali. L’anno, l’83, è preso a caso. Anche se nella storia della guerra fredda ha il suo perché. Trent’anni fa, per un caso del genere il mondo avrebbe tremato.


I tempi cambiano e le due superpotenze nucleari non hanno più voglia di arrivare ai ferri corti. Nemmeno quando una delle due si fa beccare con le mani nella marmellata. Oddio! Gli Usa non sono gli unici a essere maldestri. Anni fa, sono stati i russi a farsi scoprire. Anna Champan ha goduto degli onori della cronaca non solo perché brava. Andate a vedere le sue immagini su Google.

Non si contano poi i casi di agenzie di intelligence di altri Paesi i cui operativi sono stati inquadrati negli obiettivi dei più sofisticati sistemi di controllo e sicurezza.
A ogni modo fa sorridere come né Mosca né Washington si siano davvero scomposte. Il ministero degli esteri russo ha parlato di «provocazione da guerra fredda» e ha convocato l’ambasciatore Usa, Michael McFaul, per presentargli una protesta formale. Nel frattempo, è cominciata a circolare l’idea di un vertice Obama-Putin per schiarire la faccenda. Trent’anni fa, Andropov e Reagan sarebbero stati meno reciprocamente gentili. I tempi cambiano e con essi le regole di comportamento tra Stati.

Evidentemente tra Mosca e Washington i rapporti sono migliori di quanto si immagini. Quella dell’agente Cia arrestato è un’occasione da non perdere perché Obama e Putin si vedano. Magari per parlare di altro. C’è la Siria di mezzo, forse l’Iran e la Corea del nord. Oppure i tanti dossier economici nei quali i due governi non hanno interesse a sgambettarsi. La lista di argomenti che induce a un summit Obama-Putin è lunga. Tuttavia, se ufficialmente si dice che ci si incontra per un problema bilaterale, magari nessuno ci crede, però si è salvata l’apparenza. Così si è più liberi di confrontarsi su temi ben più di struttura. Damasco per prima cosa.
Washington non ha voglia di intervenire, ma le prudono le mani. La Russia sa che prima o poi Assad lo dovrà mollare al suo destino. Però non idea di come sganciarsi. Realismo e cinismo non mancano né a Obama né a Putin. D’altra parte i due sono molto più pavidi di Andropov e Reagan. Temono che una mossa impopolare possa metterli in difficoltà. Con chi? Stampa, opinione pubblica interna, alleati? Non si sa. Da qui il vertice.

Un agente della Cia si fa beccare e i russi lo accompagnano alla frontiera. Poi chiamano papà Obama perché venga a parlare con la maestra. I nostalgici, quelli di intelligence e guerra fredda ne hanno fatto un mestiere, direbbero che non esiste più l’Agenzia di una volta. Non è vero. In passato Langley di dilettanti maldestri ne ha sfornati parecchi.

Le logiche della geopolitica sono cambiate. Trent’anni fa, Usa e Urss scrivevano la storia del mondo. Gli altri stavano a guardare. Quanto succedeva fuori dal bipolarismo era secondario. Oggi, in un mondo multipolare, anche le due superpotenze sono ridimensionate. Cina e India sono emerse da un pezzo e scalpitano. Russia e Stati Uniti restano insieme sulla difensiva.
Ieri Obama ha parlato alla National defence university. Tema del discorso la sicurezza nazionale: Guatanamo da chiudere, i droni che sorvolano Pakistan, Yemen, Libia (Siria in futuro?) e poi il terrorismo. Tutti temi su cui conoscere l’opinione di Mosca può essere interessante.

Tecnicamente, quando una superpotenza fa sicurezza in maniera discreta, è perché ha deciso di non occuparsene, oppure perché sta seguendo vie sperimentali. Il contesto attuale esclude la prima opzione. La seconda è plausibile. C’è chi accusa Obama di avere una politica estera brutta e monotematica. Nel senso che si fanno decollare i droni per qualsiasi problema.
Può essere. Come può altrettanto essere che Washington stia innovando. E quindi sperimentando. Più tecnologia e più intelligence, per evitare altre guerre un po’ troppo urlate e finite male. Più tecnologia e più intelligence. Certo, con qualche accorgimento da fare.

Twitter: @PicassoAntonio

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