BetaniaI soldi comandano la cultura dello scarto

Una “social green economy” contro la povertà: ambiente da coltivare e custodire, non da sfruttare. Questo l’incipit dell’intervento di Papa Francesco all’udienza di piazza S. Pietro nella Giornata ...

Una “social green economy” contro la povertà: ambiente da coltivare e custodire, non da sfruttare. Questo l’incipit dell’intervento di Papa Francesco all’udienza di piazza S. Pietro nella Giornata Mondiale dell’Ambiente indetta dall’ONU, richiamando subito la fonte biblica di questo “coltivare e custodire”, Genesi, il primo libro della Sacra Scrittura, in cui questi verbi esprimono la finalità storica del rapporto dell’umanità con la terra, indicata in prima persona dal Creatore.

Fin qui niente di straordinario per la catechesi di un Papa, ma Francesco ha sviluppato questa premessa con una esegesi della contemporaneità essenziale quanto profetica, calata nella storia di tutti e nell’esistenza di ognuno, segnata da quelle che in altri tempi si sarebbero definite le “contraddizioni del capitalismo”. Un sistema di sfruttamento che si è incarnato in una antropologia predatoria: «Noi siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare», ha continuato, martellante, Francesco, da un “pensare e vivere in modo orizzontale” senza sollevarsi dal proprio egoismo.

E il richiamo alle posizioni già espresse dai due predecessori su creazione ed ecologia umana non fa che rilanciare l’analisi su un piano storico-culturale molto più avanzato, chiamando in causa il fondamento etico della crisi economica che oggi tutto il pianeta si trova ad affrontare: “Perché ciò che domina sono le dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica […], i soldi comandano […] e uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la cultura dello scarto.”Un richiamo molto ruvido è rivolto al potere mediatico, che seleziona e costruisce la realtà da rappresentare secondo una gerarchia funzionale ai poteri forti: la morte per fame di esseri umani non fa notizia, “sembra normale”, mentre dieci punti di ribasso nelle Borse diventano una tragedia.

E il cibo buttato via “è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero”. Non è la solita frase che ci si sentiva ripetere dai nostri nonni, perché Francesco ne fa la premessa di un’azione politica globale che chiede alle istituzioni di mettere in atto subito: «Per individuare vie e modi che (…) siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi».

È questo il punto forte e nuovo della posizione del Papa: una “social green economy” che metta le persone e i loro diritti al centro delle politiche globali di produzione e distribuzione delle risorse, a partire da quelle alimentari; non per desertificare il pianeta, ma per coltivarlo e custodirlo a misura dell’umanità tutta, eliminando la categoria dello sfruttamento come scatola nera dei sistemi del potere mondiale.

Il finale richiama uno dei miracoli più famosi del Vangelo: la moltiplicazione dei pani e dei pesci e, dopo, la raccolta di dodici ceste di avanzi, segno che “quando il cibo viene condiviso in modo equo nessuno è privo del necessario”, conclude il Papa, e “ogni comunità può andare incontro ai bisogni dei più poveri”.

Se “ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme”, come vengono affrontati dalle politiche di welfare della crisi l’emergenza alimentare e il diritto al cibo di milioni di persone, nei continenti della fame ma anche molto vicino a noi, ormai, nel nostro Paese, in una famiglia su tre?

Non c’è riforma istituzionale e commissione di saggi che possa considerarsi priorità di governo di fronte a questo problema. Se si vuole raccogliere la sfida alla contemporaneità del Papa “venuto dalla fine del mondo” a pensare al mondo nuovo privilegiando il valore rispetto al prezzo. A partire dagli esseri umani.

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