Il maleficio del dubbioAssolto l’ex senatore Pd Alberto Tedesco

Non è certo una novità che le condanne facciano più rumore delle assoluzioni. Anzi, le assoluzioni emettono un suono talmente flebile sui media nazionali che un'imputazione, un'indagine, un sospet...

Non è certo una novità che le condanne facciano più rumore delle assoluzioni. Anzi, le assoluzioni emettono un suono talmente flebile sui media nazionali che un’imputazione, un’indagine, un sospetto o un fattoide qualsiasi (“lsd nelle ostie, i fedeli sballano”) bastano a nasconderlo. Così dopo aver dedicato paginate intere alle indagini sul senatore del Pd Alberto Tedesco – accusato di associazione per delinquere, concussione, corruzione, falso e turbativa d’asta nell’ambito di un supposto scandalo nell’accreditamento di strutture private nella sanità pugliese – la notizia dell’assoluzione sul Corriere della Sera si trova a pagina 22, in fondo, in un box di 53 parole (prevalentemente congiunzioni e articoli).

Quando il Parlamento per due volte negò l’arresto di Tedesco, causando spasmi e convulsioni in un Pd sempre a mezza via tra la forca e il garantismo, a molti questo sembrò un indizio sufficiente di colpevolezza. Dopo che l’ex senatore, decaduto dalla carica, fu portato in carcere nel marzo di quest’anno, a molti sembrò che giustizia fosse fatta (come al solito confodendo la misura cautelare – a quel punto francamente inspiegabile – e pena). Ora che tutto il castello accusatorio è crollato, non di fronte alla Cassazione o in Appello ma ancora al momento dell’udienza preliminare, il senso di giustizia dovrebbe portare i media che più si sono accaniti su questa vicenda a dare il giusto spazio alla notizia dell’assoluzione. E non parliamo di quei giornali che avranno vita facile a sostenere che essendo Tedesco del Pd e, notoriamente, i giudici comunisti tutto sommato non c’è di che stupirsi. Parliamo di quei grandi quotidiani che un minimo di senso etico e pedagogico dovrebbero pur mostrarlo.

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