FailcaffèI New York Red Bull e i cori da stadio

“You suck, asshole”, alla lettera: “fai cagare, stronzo”. È quello che si sente spesso ripetere negli stadi di soccer americano, una carezza rispetto a “se saltelli muore Balotelli”, ai cori innegg...

“You suck, asshole”, alla lettera: “fai cagare, stronzo”.

È quello che si sente spesso ripetere negli stadi di soccer americano, una carezza rispetto a “se saltelli muore Balotelli”, ai cori inneggianti all’Heysel, o ai versi da scimmia rivolti ai calciatori di colore, di italica fattura.

Eppure, al di la dell’Oceano, qualcuno ci ha riflettuto su, e ha deciso di cercare una soluzione, per quanto controversa possa essere: la dirigenza dei New York Red Bulls ha deciso di pagare 500$ a ciascuno dei 3 gruppi organizzati di tifosi, per ogni partita in casa che si concluderà senza cori offensivi; inoltre, è previsto un bonus di ben 2000$ ogni quattro partite consecutive senza spiacevoli incidenti.

Gli Empire Supporters Club hanno accettato di buon grado l’accordo dichiarando che gli introiti saranno sufficienti a coprire le spese per megafoni, percussioni e trasferte: in pratica, abbonamento a parte, i tifosi non dovranno più tirar fuori, di tasca propria, nemmeno un dollaro.

New-York-Red-BullsOvviamente a New York non sono dei marziani: i gruppi ultras erano già finiti sotto la lente di ingrandimento di Don Garber, presidente della Major League Soccer (la nostra Federcalcio, per intenderci), che aveva spedito loro una missiva in cui minacciava la revoca di privilegi acquisiti quali la possibilità di portare all’interno della Red Bull Arena bandiere, fumogeni, percussioni e striscioni.

Nemmeno Don Garber, tuttavia, è un bacchettone che si sente in missione evangelizzatrice, ma (“it’s the economy, stupid”) riceve le pressioni di famiglie, sponsor, e, soprattutto, emittenti televisive, che rappresentano, in pratica, la totalità degli introiti legati al calcio. Insomma, Garber usa il bastone, e i dirigenti dei NY Red Bull la carota: nulla di nuovo sotto il sole, a pensarci su.

L’unico altro club che ha pubblicamente affrontato lo “YSA deal” è il Real Salt Lake, i cui dirigenti, polemizzando indirettamente con quelli della East Cost, hanno fatto appello al senso civico e alla classe dei propri ultras.

Io, da cinico, o malpensante, quale sono, credo che il “metodo Salt Lake” si dimostrerà un clamoroso buco nell’acqua, a differenza di quello dei newyorkesi, sulla cui efficacia sono pronto a scommettere.

Questa previsione, però, porta inevitabilmente ad una domanda: siamo davvero scesi così in basso da dover pagare la gente per comportarsi in maniera civile?

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