Vanilla LatteIn riviera ligure la “movida” si trasforma in emergenza

Come se non bastasse la crisi economica, onnipresente, che strozza le imprese e i consumatori. E come se la ormai più che decennale discesa dell'industria del divertimento notturno non fosse già, d...

Come se non bastasse la crisi economica, onnipresente, che strozza le imprese e i consumatori. E come se la ormai più che decennale discesa dell’industria del divertimento notturno non fosse già, da sola, insopportabile. Alla riviera ligure, che combatte contro il calo di turisti, mancava giusto la cosiddetta “emergenza-movida”, un nuovo e inedito fenomeno che colpisce i locali frequentati dal popolo della notte. Che, loro malgrado, negli ultimi tempi si sono trasferiti dalle pagine degli spettacoli dei quotidiani a quelli della cronaca, con un susseguirsi di notizie allarmanti.

Nell’estate duemilatredici, le discoteche della provincia di Savona hanno guadagnato attenzione mediatica non tanto per le serate a tema, le ospitate di celebri disc jockey, o per le promozioni sui drink, ma per questioni di ordine pubblico, eccessi di alcol da parte di giovanissimi e perfino per episodi di criminalità. Dalle otto ambulanze per soccorrere e trasportare negli ospedali di Albenga e Pietra Ligure alcuni liceali (15-17 anni di età) ubriachi, ai due arresti per i tentati furti nelle auto in sosta fuori da una discoteca a Laigueglia, fino alla nuova crociata contro gli schiamazzi e i vandalismi post-movida da parte di Franco Orsi, sindaco di Albisola Superiore, passando per i maxi controlli congiunti delle forze dell’ordine (con oltre settanta persone identificate in poche ore) e per l’intramontabile evergreen delle risse e delle scazzottate.

Più che il resoconto di frizzanti ed esuberanti nottate in riva al mare, all’insegna della buona musica e dell’intrattenimento, quasi un bollettino di guerra. Un cocktail esplosivo che, a causa del succedersi di più episodi in breve tempo, e dei problemi presenti su più piazze della riviera, ha fatto scattare l’allarme. Così quello che un tempo, non più di venti anni or sono, era conosciuto come l’Eldorado del divertimento notturno, secondo solo alla riviera romagnola con oltre cento locali – tra estivi e invernali – a disposizione di residenti, turisti e visitatori, dopo aver subito una drastica riduzione del numero di attività, che oggi si contano sulle dita di una mano, ora deve affrontare anche questo nuovo allarme. Una questione spinosa, di non facile risoluzione.

C’è chi, come il coordinatore del gruppo di volontari “Soccorritori Alassio” Marco Forno, dopo il dilagare delle cronache degli ultimi tempi, ha partorito la singolare proposta di “tassare” gli ubriachi, addebitando il servizio della ambulanza al paziente che ha alzato troppo il gomito, chi ha proposto di intensificare gli accertamenti da parte delle forze dell’ordine al di fuori dei locali, chi invece, come Fabrizio Fasciolo, presidente provinciale Silb-Fipe (il sindacato dei locali da ballo), auspica un maggiore controllo sulle consumazioni. E chi, come il già citato ex senatore del Popolo della Libertà Orsi, minaccia ordinanze e interventi drastici perché si è raggiunta “una situazione che va al di fuori del controllo”.

Diverse ricette, ma unanime obiettivo: il problema deve essere affrontato seriamente, con provvedimenti immediati, e superato, così che la movida possa abbandonare le tristi pagine di cronaca e tornare a far parlare di sé per le sue qualità e per il suo ruolo cardine nell’offerta turistica del territorio. Una funzione irrinunciabile e da salvaguardare, per continuare a essere ambita meta di vacanze e per non infliggere l’ennesimo colpo al turismo della riviera. Ma anche per smentire chi sostiene che la Liguria non è un paese per giovani.

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