Rotta verso il mercatoLigresti, quanto ci costa il falso in bilancio

C' è poco da aggiungere a quanto ha scritto Luigi Zingales in merito all' arresto della famiglia Ligresti e dei suoi top manager, mi limterò a ricordare quanti danni facciano i bilanci falsi alla n...

C’ è poco da aggiungere a quanto ha scritto Luigi Zingales in merito all’ arresto della famiglia Ligresti e dei suoi top manager, mi limterò a ricordare quanti danni facciano i bilanci falsi alla nostra economia.

Premesso che la tradizione italica vuole che i bilanci siano tre, uno per nascondere gli utili al Fisco, uno per esaltarli davanti alle banche da cui si cerca credito e quello vero, il pensiero debole da noi predominante ha sempre considerato il falso in bilancio un peccato veniale, tanto da culminare nella depenalizzazione di Berlusconi, un uomo che ha incarnato al meglio lo spirito italialiano non solo nella creatività e nella simpatia, ma nel considerare le regole una scocciatura, tanto nei bilanci quanto nei limiti d’ età per i rapporti sessuali (a pagamento) o nel fare le corna nelle foto ai party.

Dovremmo renderci conto che la nostra sopravvivenza economica, la possibilità di evitare la vera miseria toccata ai Greci e probabilmente anche ai Portoghesi, dipende dalla voglia che avranno i nostri creditori di finanziarci e di credere ai numeri che presentiamo.

Tanto per restare ai pezzi grossi della nostra Borsa, i conti di Fondiaria SAI che per tanti anni ho ascoltato da Marchionni erano veri come le storie di Topolino, quelli di Monte Paschi nascondevano i dettagli più importanti e quelli di Saipem, una società sotto il controllo del Tesoro e non di avventurieri, erano pura fantasia.

Incassata la fregatura, gli investitori esteri, che non sono dei cattivoni al servizio dei malefici capitalisti, ma più spesso si preoccupano di poter pagare realmente le pensioni ai clienti che hanno loro affidato i propri risparmi, hanno un metodo molto semplice per avere a che fare con noi, quello che si può riassumenre nel detto:

denari e santità, metà della metà

Loro Piana è stata acquistata dai Francesi di LVMH, che si sono costruiti la fama di possedere la bacchetta magica e che la Borsa valuta, in senso letterale, a peso d’ oro. Se qualcosa vale 100, in mano a loro vale automaticamente di più, diciamo 125 e questo permette di LVMH di comprare quello che vuole, trasformando non il piombo, ma almeno l’ argento in oro.

Al contrario, dopo SAI Fondiaria, Monte Paschi, Saipem eccetera, quello che porta finanziariamente l’ etichetta Made in Italy viene sottovalutato, comprato solo se c’ è un forte sconto che compensi il rischio. Se ci si chiede perché le nostre migliori aziende finiscono sotto il controllo estero, una delle ragioni principali è questa: con LVMH 2+2 fa 5, con una società italiana 2+2 fa solo 3 e a 3 dovremo vendere quello che vale 4, perché gli acquirenti non si fidano.

Non mi fa particolarmente piacere che il mio vicino Salvatore Ligresti non possa uscire di casa, ma è necessario far capire ad ogni eventuale emulo che il falso in bilancio non paga, perché non è una quisquilia, ma un danno grave per tutti gli Italiani, anche quelli non direttamente coinvolti nelle traversie di SAI Fondiaria.

La minaccia della pena dovrebbe avere un effetto dissuasivo, ma possiamo constatare che non lo ha avuto in nessuno degli eclatanti casi citati. La stessa presenza di decine di parlamentari il cui scopo principale è quello di salvare da guai penali il loro capo, che è uno dei più importanti impreditori del Paese, anche se è opportuno precisare che sulle numerose società quotate in Borsa che controlla non c’ è mai stato alcun pettegolezzo e nessuno sospetta che i conti siano diversi da quanto è pubblicato, è un elemento negativo per il Paese.

La riforma della giustizia, non per annacquarla ulteriormente come vorrebbe il PdL, ma al contrario per renderla veloce ed efficace, per rendere la pena non un’ eventualità da considerare remota, ma un temibile spauracchio, è la prima delle riforme economiche da fare.

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