La Fantascienza è adessoRimborso per il nuovo mobilio: Ikea ringrazia

Il titolo dell'articolo è la prima cosa che mi è venuta in mente dopo aver letto dei provvedimenti adottati dal governo per spingere il consumo riguardo la casa. Il così detto "bonus ristrutturazi...

Il titolo dell’articolo è la prima cosa che mi è venuta in mente dopo aver letto dei provvedimenti adottati dal governo per spingere il consumo riguardo la casa. Il così detto “bonus ristrutturazioni” è valido fino alla fine di quest’anno, è possibile ottenere detrazioni fiscali se si rinnova la casa aumentando l’efficienza energetica, il tetto massimo di spesa è di 96mila euro e la detrazione è del 50% in dieci anni. Inoltre si può sfruttare tale agevolazione anche se si è in affitto.

Tale misura cerca di aiutare il settore edile che è quello che più di tutti ha risentito della crisi ed è quindi quello che se “torna in carreggiata” può aiutare molti, quindi una misura del genere punta quantomeno alla ristrutturazione delle case, perché costruirne di nuove in questi tempi è cosa difficile.

Ma la cosa, a mio avviso, assurda è la possibile detrazione anche per il nuovo mobilio, in questo caso la spesa massima è di 10mila euro e la detrazione sempre al 50% in 10 anni. Non serve controllare nessun dato per sapere che la maggioranza delle persone compra mobili da Ikea, costano meno ed esteticamente sono sempre più gradevoli di certi obbrobri di mobilifici italiani fermi agli anni ’80. Un’agevolazione del genere aiuta ancora di più il colosso svedese, che difatti non se l’è fatto dire due volte ed ha subito ideato una campagna per sfruttare questi incentivi.

Come potete leggere dall’annuncio oltre alla detrazione fiscale del governo si aggiunge un buono acquisto del 10% relativo al totale della vostra spesa, se spendete minimo 500 euro avrete un buono sconto, in questo caso, di 50 euro. E’ quasi banale dire che per riprendersi dalla crisi serve il consumo, ma se esso viene indirizzato verso aziende estere non ha senso. E’ lo stesso discorso dell’abbigliamento per cui, causa la comparsa di negozi “cheap and chic” come Zara ed H&M sul suolo italiano, si spende sempre meno e le aziende italiane che dovrebbero spadroneggiare, data la loro storia e tradizione, annaspano. Sia Ikea che le due catene d’abbigliamento hanno compreso come sia meglio puntare sul design di un prodotto che sulla sua reale qualità, cosa che in Italia ancora non hanno capito.

Le prime a dover cercare di innovarsi sono le aziende italiane, perché puoi cercare di spingere il consumo quanto vuoi, ma se fornisci un prodotto mediocre e gli stranieri fanno meglio nessuno comprerà il prodotto nazionale. Premesso questo certe misure andrebbero studiate meglio controllando anche il mercato, cercando di capire quali sono i prodotti in cui ancora adesso l’Italia eccelle, invece di agevolare settori in cui è evidente il predominio di un’azienda straniera.

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