Altro Che SportI Mondiali di nuoto di Barcellona, strani quanto mai

  I Campionati Mondiali di nuoto di Barcellona, conclusisi domenica scorsa 4 agosto, sono stati perlomeno strani. Dal punto di vista tecnico è come se gli allenatori avessero voluto fuggire dai per...

I Campionati Mondiali di nuoto di Barcellona, conclusisi domenica scorsa 4 agosto, sono stati perlomeno strani. Dal punto di vista tecnico è come se gli allenatori avessero voluto fuggire dai percorsi noti, e ognuno stesse tentando di reinventare da capo il sistema. Il risultato è che si vedono in vasca stili diversi, nuotate diverse… e non si capisce quale sia la migliore perché quasi tutte producono risultati!
Per esempio: la quantità di chilometri percorsi in allenamento conta? Sembrava di sì. E nel tempo ha aiutato una come Federica Pellegrini a conquistare titoli e stabilire record mondiali (qui la pagina della Wikipedia a lei dedicata). Per prepararsi a Barcellona 2013, però, la Pellegrini ha diminuito da 15 a 11 (rispetto alla fase di preparazione all’Olimpiade di Londra 2012) le sue sedute d’allenamento settimanali, e da 90 a 40 i km nuotati, sempre settimanali – come hanno rivelato Marisa Poli e Stefano Arcobelli su la Gazzetta dello Sport del 2 agosto. Però ha avuto risultati migliori! A Londra fu 5ª nella finale dei 200 stile libero, a Barcellona ha conquistato la medaglia d’argento nella medesima gara.

Un caso ancora più strano è quello della rana femminile, dove sono stati stabiliti record mondiali in tutte e 3 le distanze, da 3 atlete diverse, ognuna con una nuotata diversa. Nei 200 ha fatto il record in semifinale la danese Rikke Pedersen, nei 100 la lituana Ruta Meilutyte, nei 50 la russa Julija Efimova, poi migliorata ancora dalla Meilutyte.
La Poli, sulla Gazza del 4 agosto, ha segnalato le differenze tra i loro stili: la Pedersen è «lunga e leggera», la Efimova «con il suo stile tutto ritmo della scuola statunitense» (perché, insoddisfatta del sistema della natia Russia, è andata a formarsi negli Usa) e la Meilutyte «dalla bracciata potente».
Travolta da queste 3 furie è rimasta la statunitense Jessica Hardy, che a Barcellona ha ripetuto in finale il suo tempo che fu record Mondiale nel 2009, all’epoca dei supercostumi… ma qui le ha fruttato soltanto la medaglia di bronzo.

In questo quadro di confusione tecnica, i risultati della Nazionale italiana sono stati deludenti, perlomeno a confronto delle ultime edizioni dei Mondiali. Secondo uno studio di Arcobelli sulla Gazza del 6 agosto, a Melbourne 2007 l’Italia fu 7ª nel medagliere, a Roma 2009 fu 5ª, a Shanghai 2011 fu 6ª, a Barcellona 2013 è stata 17ª, con 2 medaglie vinte.
Per vincere la sua, Federica Pellegrini è andata a cercarsi un allenatore francese, Philippe Lucas. L’altro medagliato azzurro, Gregorio Paltrinieri (bronzo nei 1500 sl) è rimasto con un allenatore italiano, Stefano Morini. Su 31 nuotatori azzurri in totale, si sono ottenute 2 sole medaglie, ma 12 finali (più di quelle di Shanghai 2011, che furono 10) e 4 record italiani (a Shanghai furono 3).

C’è qualcosa che non torna.

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