Asia FilesTentativi di amnistia in Thailandia

Fatte le debite differenze, guardare la politica thailandese dall'Italia è un po' come guardare a quella italiana. Anche lì tutto sembra girare attorno ai guai giudiziari e al destino di un imprend...

Fatte le debite differenze, guardare la politica thailandese dall’Italia è un po’ come guardare a quella italiana. Anche lì tutto sembra girare attorno ai guai giudiziari e al destino di un imprenditore che si è dato alla politica: Thaksin Shinawatra.

Ma lì ci sono stati un golpe, un primo ministro deposto, i militari e ancora i morti, 91, dello sgombero del centro della capitale Bangkok, occupato per settimane nella primavera di tre anni fa dalle cosiddette camicie rosse, i sostenitori del premier costretto all’esilio quattro anni prima. Tra le vittime anche il fotoreporter italiano Fabio Polenghi, ucciso da un proiettile ad alta velocità in dotazione ai militari thailandesi mentre documentava le proteste e la repressione.

L’ex premier thailandese Thaksin Shinawatra. Foto credits: telegraph.co.uk

Il Parlamento di Bangkok ha iniziato oggi la discussione della legge che garantirà l’amnistia per chi è stato coinvolto nelle violenze politiche tra il 2006 e il 2011. La proposta è stata presentata da un parlamentare del Pheu Thai, partito della premier Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin, deposto dal colpo di Stato di sette anni fa, la cui figura ha polarizzato la politica del regno. Rossi da un parte, sostenitori del controverso politico populista ma apprezzato nelle aree rurali dagli strati meno abbienti della popolazione, gialli dall’altra, filomonarchici e legati agli strati urbani che male sopportavano il decisionismo di Thaksim, accusato di autoritarismo.

Per l’opposizione che contesta l’amnistia, il provvedimento servirà a garantire lo stesso ex primo ministro, che potrà così far ritorno dall’esilio. Sotto accusa per l’uso eccessivo della forza è anche il capo del governo dei giorni della repressione, Abhisit Vejjajiva, per aver autorizzato le forze di sicurezza a sparare.

In realtà la legge esclude i leader delle fazioni che si sono fronteggiate in questi anni. Critiche sono arrivate anche da Human Rights Watch perché l’amnistia negherebbe la giustizia alle vittime delle violenza e dalle repressione poliziesca e militare, continuando con la cultura dell’impunità. Per questo si alza la voce di chi chiede che la legge non riguardi chi si è macchiato di abusi e violazioni dei diritti umani.

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