Radici: un Blog quasi pornograficoBoicottiamo Barilla! Non avete capito un cazzo

Non saper distinguere una vittoria da una discriminazione è una brutta roba. Un po’ come non saper distinguere tra una papera e una cassapanca, cioè tra due cose un bel po’ diverse. Al Signor Guido...

Non saper distinguere una vittoria da una discriminazione è una brutta roba.
Un po’ come non saper distinguere tra una papera e una cassapanca, cioè tra due cose un bel po’ diverse.

Al Signor Guido Barilla, quello dei Pan di Stelle, per capirci, non va di fare pubblicità coi froci dentro. Perché è un valore aziendale, perché la famiglia tradizionale è sacra, perché è difficile fare la scena con la tavola bella folta di persone, dato che in Italia non possono adottare bambini, perché la rava e soprattuto perché la fava.

Ma forse, l’unica ragione autentica (e sensata) per cui non vuole fare gli spot coi ricchioni è puramente commerciale. Forse è convinto che in quel modo lì non si venda. Perché c’è un minuscolo dettaglio che a volte ci sfugge, ossia che il signor Barilla di mestiere vende la pasta, non fa mica le pubblicità progresso.

Lui vende le penne rigate, i biscotti, le merendine, il panbauletto, che sembra pneumatico dismesso, però bianco e inodore. E crede che le pubblicità con la coppia gay che convive nella casa con arredo di design, il carlino, i coltelli di ceramica e i quadri di Andy Wharol non tiri abbastanza. La gente le vede e non caccia fuori la grana.

Che abbia ragione o no, onestamente, chissene frega. Magari pensa che i froci mangino solo sushi, quiche, tanta insalata, cucina fusion e poi corrano velocissimo a vomitare nel cesso sennò ingrassano e non gli entrano più i pantacollant camouflage da uomo che hanno comprato da Zara. Può essere. Magari non ha mai avuto un amico frocio, altrimenti saprebbe che si scofana anche lui serenamente il suo mezzo chilo di pasta al sugo, come chiunque altro, dopo aver fatto la partitella di calcetto cogli amici.

A quanto pare, dopo l’esternazione di questa politica, puramente di business, Barilla è diventato un marchio da boicottare brutalmente. Domani eventone in Duomo: porta il tuo pacco di pasta Barilla in piazza, pisciaci sopra e poi dagli fuoco. Facciamo bel falò per far capire alle multinazionali che i froci sono buoni e dobbiamo metterli nelle pubblicità dei beni di consumo. Magari non sempre, che vorrei vedere anche qualche bella gnocca, ma ogni tanto si.

Non avete capito una bega di quello che è successo ieri. Ieri è successo che il presidente di una delle più grandi multinazionali Italiane ha detto in radio, di fronte ad un’audience gigantesca che lui supporta apertamente il matrimonio gay. Che è più di quanto abbia detto nell’ultima campagna elettorale l’80% della nostra classe dirigente politica.

Solo, non costringetelo a fare le pubblicità coi froci, perché secondo lui non vanno bene per il suo prodotto.

Ma perché mai noi sostenitori della causa frocia dovremmo portarci a casa una vittoria facile? Dai, trasformiamola invece in un boicottaggio senza senso!

Almeno questa vicenda un risvolto utile l’ha avuto. Ha contribuito a smascherare un paio di cialtroni veri, come Buitoni e Garofalo. Loro si che da sempre non discriminano froci e lesbiche, trans e viados, bisex e drag queen. Da sempre! O solo da ieri. Ancora non mi è ben chiaro. Anche perché non ricordo alcun supporto esplicito negli ultimi anni, né alcuna pubblicità provocatoria in questo senso. Ma avrò la memoria breve.

Aspettate un attimo, ho detto cialtroni? Volevo dire professionisti. Si, perché esattamente come a Barilla, a Buitoni e Garofalo, con ogni probabilità, non frega proprio un cazzo degli omosessuali, dei loro diritti e delle loro battaglie. Fanno il loro mestiere. Cercano di vendere la loro pasta. E con quel post sui Social lo hanno fatto egregiamente.

Comunque a me piace la pasta dei fratelli Setaro, che in origine saranno stati 2 vecchi razzisti e omofobi di Torre Annunziata, ma la pasta è una bomba, io me ne sbatto e me la mangio.

BOICOTTIAMO RADICI!

@FrancescoSaver3

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta