Buona fame!La scuola, il rito delle graduatorie, lo Stato gestore

Si è da poco concluso il rito delle graduatorie e delle relative chiamate degli insegnanti per le scuole di ogni ordine e grado.  Due cose appaiono lampanti a chiunque abbia partecipato a queste o...

Si è da poco concluso il rito delle graduatorie e delle relative chiamate degli insegnanti per le scuole di ogni ordine e grado.

Due cose appaiono lampanti a chiunque abbia partecipato a queste ottocentesche liturgie collettive e pensi che gli insegnanti debbano svolgere un ruolo determinate per la formazione delle donne e degli uomini di domani.

Una prima, formale, riguarda l’arretratezza dei metodi e dei processi: ore di attesa in luoghi caldi e inadeguati, carta e penne al posto di computer, qualcuno, in piedi su di una sedia, che “chiama” le graduatorie, bambini al seguito, polemiche e nervosismo alle stelle.

Questo sistema non seleziona: non incentiva i migliori docenti, né esclude chi non ha le qualità per insegnare.

È possibile che questo metodo per sceglie e assegnare cattedre evolva uno che assegni anche buoni insegnanti ai nostri figli? Perché – è di tutta evidenza – sono i buoni docenti a fare buona la scuola.

Ora, è evidente che lo Stato centrale non possa essere un efficiente datore di lavoro per più di un milione di persone: non ne ha la capacità, né le possibilità.

Serve una rivoluzione copernicana e che si passi, come in molti Paesi avanzati, a una prova di abilitazione iniziale seria (come modello andrebbe presa quella dei notai), da rinnovare ogni cinque anni per ogni docente. Fra questi abilitati, poi, ogni istituto scolastico sceglierebbe i suoi insegnanti: assumendo, premiando e licenziando, se è il caso.

Il ministero dovrebbee avere un ruolo di attivo e ferreo di controllo del rispetto delle regole, di valutazione dei processi e risultati formativi (l’Invalsi su questo è già a un buon livello) e lavorare, invece molto di più, e direttamente, su selezione, formazione e valutazione dei dirigenti scolastici.

Il tempo è ormai scaduto per una scuola centralistica e burocratizzata, che ha più in mente i problemi dei docenti che quelli dell’educazione.

Che succederà se non cambieremo? Semplicemente che, chi potrà permetterselo, “comprerà” buona formazione sul mercato e tutte le altre famiglie si dovranno accontentare.

Con buona pace di ogni raccontata mobilità sociale.