Banana MarketsQuanto valgono le azioni degli istituti in Bankitalia?

La risposta la darà entro un mese un comitato composto da Franco Gallo, ex presidente della Corte Costituzionale, Lucas Papademos, vicepresidente Bce, e da Andrea Sironi, rettore della Bocconi. I t...

La risposta la darà entro un mese un comitato composto da Franco Gallo, ex presidente della Corte Costituzionale, Lucas Papademos, vicepresidente Bce, e da Andrea Sironi, rettore della Bocconi. I tre saggi, che hanno concluso pochi istanti fa la prima riunione alla presenza del governatore Visco, del direttore generale Salvatore Rossi e del vicedirettore Fabio Panetta, sono stati convocati su richiesta del ministro dell’Economia – ed ex direttore generale di Palazzo Koch – Fabrizio Saccomanni. È cominciata dunque oggi in via ufficiale una discussione che gli istituti di credito chiedono da tempo. Attualmente l’istituto centrale italiano è infatti partecipato da un pool di banche e assicurazioni, tra le quali i principali azionisti sono Intesa Sanpaolo, Unicredit e Assicurazioni Generali con una partecipazione che supera il 60 per cento. 


Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia

Qualche giorno fa era stato il Wall Street Journal a dare conto delle pressioni della lobby bancaria per la rivalutazione delle quote, sterilizzate da anni. Un modo semplice, qualora gli esperti ritengano che il fair value sia superiore al costo storico, per incrementare de facto il loro patrimonio netto. Le tempistiche non sono casuali: con la vigilanza unica comunitaria e le nuove tornate di stress test Visco non vuole certo sfigurare. Così, dopo il bastone degli accantonamenti aggiuntivi sulle sofferenze, ora sembra arrivare la carota della rivalutazione delle quote nel capitale sociale di via Nazionale. 

A onor del vero qualcuno si è portato avanti. È Banca Carige, che negli ultimi bilanci ha già contabilizzato una crescita del patrimonio netto di 59 milioni. I cui effetti, è vero, «sono sterilizzati da una riserva di valutazione dello stesso importo, al netto dell’imposizione fiscale differita». La quale è stata trasformata in credito d’imposta, in quanto l’istituto ha chiuso in perdita. 

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