The ®esistanceSpose afghane in cella: “Disubbidisci? Bevi detersivo”

Segregata in casa, violata e senza possibilità di ribellarsi. Pena, bere detersivo per pavimenti. Le quattro mura domestiche diventano una prigione per la giovane afghana portata con forza in Ital...

Segregata in casa, violata e senza possibilità di ribellarsi. Pena, bere detersivo per pavimenti. Le quattro mura domestiche diventano una prigione per la giovane afghana portata con forza in Italia dal consorte un mese e mezzo fa’. A soli 16 anni la ragazza si trova schiava di un matrimonio combinato in patria e di un marito-padrone di 37 anni che detta ordini incontestabili. Stanca delle interminabili violenze subite, lotta per riprendersi la sua vita, la sua rispettabilità e il suo sguardo dinamico, ora spento. La sua unica speranza, un parente all’estero. E, allora, tenta la fuga, scappa da quella cella bolognese che la tormenta e decide di incontrare la via dei binari: l’unica via di salvezza, quella di prendere un treno e raggiungere chi la può capire. Chi la può salvare. La mano del marito, però, è più veloce del suo passo convulso e la sposa-bambina è costretta a subire l’ennesima prevaricazione maschile. Botte a non finire. Fortunatamente il gesto disumano viene notato dallo sguardo vigile di un carabiniere che arresta l’uomo. Processato per direttissima, ha patteggiato un anno senza sospensione della pena. Ora, la cella la vive lui.

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Linkiesta Paper Estate 2020