No Porcellum, Giachetti riprende il digiuno

ROMA - Una conferenza stampa di circa trenta minuti quella nella quale Roberto Giachetti, ex radicale, oggi parlamentare Pd di rito renziano, annuncia di aver ripreso dalla serata di ieri lo sciop...

ROMA – Una conferenza stampa di circa trenta minuti quella nella quale Roberto Giachetti, ex radicale, oggi parlamentare Pd di rito renziano, annuncia di aver ripreso dalla serata di ieri lo sciopero della fame. «Le mie iniziative non sono risultate utile ed efficaci. A questo mi metto in coda e non entrerò più nel merito. Semplicemente dirò: fate voi, decidete voi…».

Montecitorio, ore 13:15, Roberto Giachetti convoca una conferenza stampa lampo, e si toglie qualche sassolino dalle scarpe, e attacca aspramente il governo delle larghe intese, reo di aver fatto annunci e di voler attendere le decisioni della Suprema Corte sul cosiddetto Porcellum. “No Porcellum” sarà un’iniziativa che durerà fino al 31 ottobre, giorno in cui si terrà una manifestazione da Eataly a Roma insieme ad Oscar Farinetti. Ma lo sciopero della fame dell’ex radicale durerà «finché in Senato non venga fatta la loro legge elettorale rispettando gli impegni presi votando l’urgenza, ancora non c’e’ un testo base». La preoccupazione di Giachetti è che finisca come il ddl sull’abolizione del finanziamento pubblico. Del resto, spiega il renziano, «il Pdl non pensa assolutamente di cambiarla; l’hanno costruita e ora la custodiscono». Persino il Ministro per le Riforme Quaglieriello «la pensa in questo modo».

Ma qui il punto è un altro. Giachetti chiede chiarezza a Largo del Nazareno: «Ma qual è l’opinione del Pd? Perché le dichiarazioni dicono una cosa ma i fatti un’altra? Ci sarà una sede nella quale il Pd deciderà la sua posizione? Oppure facciamo come gli struzzi e mettiamo la testa sotto terra finché non sarà la Corte costituzionale a dirci che dobbiamo cambiarla?». Già il Pd. Lo stesso partito che in questi sei mesi ha rilasciato dichiarazioni favorevoli sull’abolizione del Porcellum. Da Cuperlo a Franceschini, passando per il premier Letta, D’Alema, e Finocchiaro, non c’è stato uno che non abbia annunciato la modifica della legge elettorale. Ma, come tiene a precisare Giachetti, erano semplicemente «parole al vento».

Twitter: @GiuseppeFalci

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