KaleidoscopioParole come pietre.

Che le parole possano essere come pietre è cosa nota. Ognuno di noi, anche a costo di rimorsi, ha potuto sentire sulla propria pelle la forza tagliente del verbo. Ma che le pietre possano essere co...

Che le parole possano essere come pietre è cosa nota. Ognuno di noi, anche a costo di rimorsi, ha potuto sentire sulla propria pelle la forza tagliente del verbo. Ma che le pietre possano essere come parole, questo è sicuramente un dato nuovo. Un dato che mi lascia, a tratti, esterrefatto. Tanto più se quelle pietre sono dei monumenti alla memoria.

A Milano, in Piazza Fontana, in un angolo piuttosto defilato dagli occhi dei più, vi sono due targhe quasi giustapposte l’una all’altra ed ognuna di esse racconta una verità diversa.

La prima targa, più vecchia e consumata, a firma degli studenti e dei democratici milanesi, ricorda che Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico milanese, pochi giorni dopo la strage di Piazza Fontana, è stato ucciso. Su quella targa si fa, quindi, implicitamente riferimento ad un omicidio.

La seconda targa, più nuova, a firma del Comune di Milano, è uguale nella sintassi alla precedente, ma ci ricorda che Giuseppe Pinelli, in quel lontano 1969, non sarebbe stato ucciso, ma sarebbe morto tragicamente.

In una targa si ricorda l’uccisione, in un’altra si ricorda la morte tragica.

Non entro nel merito della questione perché della vicenda si è occupata la magistratura, ma non posso tacere sul fatto che su quelle due targhe non vi fossero solo parole come pietre, ma soprattutto che quelle pietre poste lì, l’una accanto all’altra, fossero, forse, come parole.