BetaniaRosy Bindi all’antimafia, una donna senza paura

Finalmente una scelta politica: il centro-sinistra ha eletto Rosy Bindi Presidente della Commissione Antimafia e Claudio Fava suo Vice. Una scelta leggibile, forte, coerente con un’idea della polit...

Finalmente una scelta politica: il centro-sinistra ha eletto Rosy Bindi Presidente della Commissione Antimafia e Claudio Fava suo Vice. Una scelta leggibile, forte, coerente con un’idea della politica e del ruolo delle istituzioni non “tecnica” né culturalmente neutrale. Una politica che finalmente non si è arresa alla logica autoreferenziale della mediazione-defatigante-a-qualunque-costo, in nome delle larghe intese che per esistere e durare hanno spesso bisogno dell’insignificanza. Mediazione che aveva lasciato per sette mesi disattivato un campo di intervento assolutamente strategico per la politica e l’economia, in una melina interminabile di posizionamenti di cui, penso, ci si dovrebbe vergognare da parte di chi ha il compito di guidare il Paese fuori dalla crisi. E il sistema mafioso è il primo “potere forte” da sconfiggere se si vuole liberare e rilanciare l’economia; e non solo la democrazia.

Forse proprio per questo si è sollevato immediatamente lo tsunami delle recriminazioni e delle critiche, fino all’insulto e alla richiesta di dimissioni, dei battutisti televisivi, dei pasdaran dell’inciucio e della rottamazione (marciare divisi per colpire uniti!) contro Rosy Bindi presidente.

Premesso che la “equa distribuzione” degli incarichi istituzionali è stata ampiamente onorata dall’elezione di michela brambilla alla guida della commissione per l’infanzia, e già nei mesi scorsi con la vigilanza rai ai 5 stelle e il copasir alla lega, trangugiando soluzioni di non scontata digeribilità da parte del pd e di sel. Va ricordato come la commissione antimafia debba essere rilanciata oggi nella sua capacita’ di produrre analisi e proposte aggiornate, puntuali, sulla complessa evoluzione dei fenomeni criminali, in italia e nell’orizzonte di una mondializzazione dei poteri forti di cui le mafie sono una delle componenti essenziali, anche nella finanza internazionale.

Per affrontare quest’ordine di problemi, le istituzioni devono esprimere una volontà politica limpida e forte, fuori dai “giochi delle parti” di cui la nostra politica si nutre fino alla bulimia, spesso anche nella battaglia per la “legalità” quando si presenta come una passerella mediatica, pilotata da cordate di interessi “emergenti”, che con troppa facilità vengono iscritti tra gli “apostoli” della nuova economia, libera e bella quanto ancora clamorosamente incapace di produrre sul territorio nuovo lavoro, economia reale, una nuova distribuzione delle risorse e non l’arrembaggio mimetizzato delle opere pubbliche di nuovo modello. Come la vicenda rifiuti-discariche-inceneritori-eolico in sicilia sta dimostrando.

Per mettere seriamente le mani in questo nido di vipere ci vuole coraggio, comptenza, dirittura morale. Non ci vogliono magistrati o poliziotti nella commissione antimafia, (e neppure, come nel passato, inquisiti, indagati e sospetti, in un tragico remake di “guardie e ladri” che disattiva qualunque credibilità).

Ci vuole una volontà politica seria, e di questa l’elezione di bindi e fava è stata un primo segnale credibile.

Per questo starnazzano, i detrattori, e i loro “followers” sul web. Avrebbero preferito a quel posto qualche figura inoffensiva e incolore tanto da potere essere “condivisa” nelle larghe intese.
Rosy Bindi ha coraggio, determinazione, dirittura morale indiscussa e competenze giuridiche e politiche in abbondanza. E uno stile di vita coerente con i valori in cui testimonia di credere. Questo non glielo ha mai contestato nessuno.

Pensiamo all’esperienza straordinaria di Tina Anselmi alla guida della commissione sulla P2 e avremo la misura di come si possano affrontare i problemi più complessi e “pericolosi” con la forza tranquilla dell’onestà intellettuale.

Senza giustizialismi né pregiudizi o compromessi. O inconfessabili condizionamenti.

A questo identikit Bindi corrisponde come nessun altro parlamentare, oggi. Ha saputo fare pulizia nella sua dc negli anni ‘80-’90 mettendo alla porta i corrotti e gli affaristi nel veneto che l’avrebbe premiata con una elezione trionfale al parlamento europeo. Da ministra della sanità ha sfidato le lobby del potere sanitario con provvedimenti storici (non a caso accantonati dai suoi successori) sul tempo pieno dei medici ospedalieri e la trasparenza delle prestazioni specialistiche. Da ministra per la famiglia ha costruito la prima e finora unica piattaforma di politiche familiari, impegnando allora tutto il governo nella prima conferenza nazionale per la famiglia; e non in passeggiate ecologiche come il “family day” del centrodestra più propagandistiche che propositive.

Rosy Bindi ha segnato politicamente anche la sua autonomia di giudizio sulla fiducia al governo Letta e alle larghe intese, con limpidezza e senza sconti, rimarcando la sua distanza ma anche con lucido senso delle istituzioni e dell’interesse del paese.

Non si è sottratta alla responsabilità di esprimere la parola “dissonante”, che in politica è il respiro vitale della democrazia.

Sicuramente non sarà condizionata né condizionabile, né mai eterodiretta. Nemmeno dal suo partito. Quale garanzia migliore per il lavoro difficile che dovrà svolgere? Anche se non ha look da ex velina rifatta.