L’Italia in numeriLa scissione del Pdl conviene, in termini di voti, a entrambi

  La scissione del Pdl in due tronconi guidati rispettivamente da Berlusconi e Alfano ha scosso il quadro politico. Secondo alcuni, però, in misura minore di quanto si aspettavano. Tanto che qualch...

La scissione del Pdl in due tronconi guidati rispettivamente da Berlusconi e Alfano ha scosso il quadro politico. Secondo alcuni, però, in misura minore di quanto si aspettavano. Tanto che qualche osservatore ha suggerito che la spaccatura convenisse in fondo ad entrambi i poli che si sono creati, in quanto complessivamente sembrerebbero avere raccolto più voti di quanti ne disponessero restando uniti. Questo almeno è quanto appare da una parte considerevole dei sondaggi effettuati subito dopo la spaccatura.

Per molti di questi ultimi, Alfano raccoglierebbe una quota considerevole di voti virtuali, generalmente dal 7 al 10%. Mentre Berlusconi si assesterebbe tra il 18 e il 20%. Il che mostrerebbe, appunto, che la divisione avrebbe favorito, in termini di consensi, il centrodestra. Che infatti, per la prima volta da molte settimane, sembrerebbe complessivamente avere superato il centrosinistra.
 

Quanto sono attendibili questi dati? Occorre dire anzitutto che siamo lontani dalle elezioni. E che l’esito di queste ultime dipende sempre di più dalla campagna elettorale. In altre parole, una quota considerevole di cittadini (nelle ultime elezioni, circa il 30%) decide il proprio voto nelle ultime settimane, rendendo quindi obsolete tutte le stime fatte precedentemente. Nello scorso febbraio, negli ultimi quindici giorni precedenti il voto, sia Grillo, sia il Pdl crebbero, con una defezione dal Pd. La tenuta dei consensi per Alfano – e, naturalmente, di quelli per Berlusconi – dipende dunque da ciò che i leader diranno durante la campagna.

C’è poi l’effetto “entusiasmo per il nuovo”. Molti elettori che provengono magari da un comportamento astensionista tendono a mobilitarsi, pieni di speranze, non appena all’orizzonte appare una nuova formazione politica. Successe così in passato per Monti e per Fini che ottennero, nelle prime settimane di vita delle loro rispettive formazioni politiche, una quota elevata di consensi, per poi vederli diminuire. Succederà lo stesso con Alfano? Tutto dipende, come si è detto, da ciò che dirà e farà.

Forse memore dell’andamento passato di nuove formazioni, qualche analista assegna sin d’ora valori molto più bassi ad Alfano. Alessandra Ghisleri, ad esempio, lo valuta a meno del 4%, ipotizzando un suo rapido declino. La stessa ricercatrice fece lo stesso agli inizi del movimento di Fini, essendo poi confortata dagli sviluppi successivi. Vedremo se, anche in questo caso, avrà ragione o se Alfano saprà mantenere nel tempo il discreto consenso raccolto in occasione della sua discesa in campo. 

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