ResilienzeL’Emilia paranoica e il “balletto” del pirfenidone: il farmaco c’é poi non più

Un farmaco per la cura della fibrosi polmonare idiopatica  è in commercio in Italia ma in Emilia Romagna ancora no. E' una vicenda paradossale quella che in queste ore si sta verificando e che vede...

Un farmaco per la cura della fibrosi polmonare idiopatica  è in commercio in Italia ma in Emilia Romagna ancora no.

E’ una vicenda paradossale quella che in queste ore si sta verificando e che vede protagonista da una parte una delle regioni con il migliore sistema sanitario italiano – l’Emilia Romagna – e dall’altra l’Osservatorio malattie rare.

L’oggetto della disputa, a suon di numeri e dati è il pirfenidone, un nuovo farmaco in grado di bloccare l’avanzamento di una malattia respiratoria che fino ad oggi si curava solo col trapianto di polmone.

Spiega Ilaria Ciancaleoni, il direttore dell’Osservatorio:

“In Emilia  sono solo 2 i nuovi pazienti inseriti in trattamento, sui 229 totali. Già questo dovrebbe suonare strano. Ancora più strano se si considera che l’Emilia ha due centri di grande eccellenza, Modena e Forlì. Questi due centri, durante la sperimentazione e durante il periodo di uso compassionevole del farmaco, portavano in terapia il 30% dei pazienti italiani, oggi che il farmaco è commercializzato, e che per poterlo avere i pazienti devono seguire la normale procedura di prescrizione ed erogazione tramite farmacia ospedaliera, la percentuale è solo dello 0,08 dei pazienti italiani”.

La Regione nella  difesa in una nota diramata ieri a seguito della denuncia spiega tra le righe che cosa è successo:

E’concluso  il percorso di valutazione di questo farmaco da parte
della Commissione regionale dei farmaci, che ha coinvolto anche
gli specialisti dei centri di riferimento regionale, per
definirne le modalità  di utilizzazione in Emilia-Romagna. Entro
i primi giorni della prossima settimana il Servizio farmaceutico
della Regione adotterà  la determina per inserire il pirfenidone
nel Prontuario farmaceutico regionale”.

Siamo alle solite: l’Italia della sanità balcanizzata dimostra, ancora una volta, di avere delle falle in molti suoi angoli.

Prendi la storia dei farmaci: a che cosa serve l’approvazione nel prontuario regionale se non a farne una questione di tempi e costi? L’ok dell’Autorità europea e di quella italiana non bastano?

I primi giorni della prossima settimana si sistema tutto, chiosa la Regione: speriamo davvero che sia così. Le lungaggini burocratiche non sono una bella cosa. I malati non son persone che possono aspettare.