Altro Che SportIl bronzo olimpico del biathlon, cui credeva soltanto il direttore tecnico

      Lo scorso 19 febbraio la staffetta mista italiana ha vinto la medaglia di bronzo all’Olimpiade di Sochi. Un risultato che era atteso in pratica da una sola persona: il direttore tecnico della...

Lo scorso 19 febbraio la staffetta mista italiana ha vinto la medaglia di bronzo all’Olimpiade di Sochi. Un risultato che era atteso in pratica da una sola persona: il direttore tecnico della Nazionale azzurra, Fabrizio Curtaz. Ma quando lo diceva in giro, prima della gara, non sembrava molto credibile. Sembrava stesse semplicemente magnificando il proprio lavoro.

Invece non era vuota vanteria, bensì consapevolezza delle possibilità concrete dei propri atleti (nell’ordine di partenza: Dorothea Wierer, Karin Oberhofer, Dominik Windisch e Lukas Hofer). Curtaz faceva semplicemente parlare i risultati.

Qualche giorno prima, il 9 febbraio, c’era stata la gara individuale femminile sui 7,5 km e le 2 ragazze della staffetta, la Oberhofer e la Wierer, erano arrivate 4ª e 6ª.

Qualche giorno prima ancora, nella gara preolimpica di Coppa del Mondo ad Anterselva del 17 gennaio, Hofer aveva vinto la gara sprint (il racconto dell’impresa lo ha raccontato il sito web l’Adigetto, qui il link).

Inoltre circa 1 anno fa, il 15 febbraio 2013, la staffetta femminile 4×6 km aveva vinto la medaglia di bronzo al Mondiale di Nove Mesto; di quella squadra, oltre alle 2 citate, facevano parte anche Nicole Gontier e Michela Ponza.

Inoltre il 5 gennaio 2012, nella staffetta maschile di Coppa del Mondo a Oberhof, il quartetto italiano aveva vinto la gara – e insieme agli olimpionici Hofer e Windisch c’erano il fratello di questi, Markus, e Christian De Lorenzi. L’ultima volta che una staffetta maschile aveva vinto in Cdm era stato nel 1994, in un’altra epoca dello sport.

Messa così, la medaglia sembra sia stata facile. Ma Curtaz, che è diventato dt nel dicembre 2009, si trova a dover formare la Nazionale quasi senza atleti praticanti. Lo ha spiegato a la Gazzetta dello Sport del 20 febbraio: «Siamo in 200 in Italia a fare biathlon, dai 16 anni d’età in poi ne perdiamo i due terzi».

E siccome sono pochi i praticanti, è minimo anche il budget a disposizione per la preparazione. Dice ancora Curtaz: «Non è solo questione di budget, ma di organizzazione rispetto a Paesi come Germania, Norvegia e Russia: spendono 1 milione di euro all’anno, noi non so in quante stagioni».

Ok, per vincere una medaglia olimpica è sufficiente avere una squadra di 4. E non importa se dietro c’è un movimento di praticanti di 200 o 200˙000 – quei pochi possono bastare.

Sta di fatto che questi non sono normali.

Le condizioni per competere, in Italia, sono davvero davvero difficili.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, così come i giornali di carta e la nuova rivista letteraria K, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta