L’insostenibile pesantezza dell’essere italianoEgoismo in pillole.

C'era un bel tempo, in cui Lombardia e Veneto erano la zona europea con il PIL pro capite più alto. C'era un tempo in cui la Serenissima di Venezia dominava il commercio del Mediterraneo (e non sol...

C’era un bel tempo, in cui Lombardia e Veneto erano la zona europea con il PIL pro capite più alto. C’era un tempo in cui la Serenissima di Venezia dominava il commercio del Mediterraneo (e non solo) alla faccia dei turchi. Se vogliamo scavare ancora più in fondo c’era un tempo in cui i Veneti erano la legione più temuta ed agguerrita dell’esercito romano. Ora i bei tempi sono finiti.

Il Veneto ora soffre sotto la mannaia della crisi che imperversa dal 2008, la terra delle partite IVA sta diventando la terra della disperazione degli imprenditori. Imprenditori che si sono fatti da soli ma che sono stati accompagnati dallo Stato all’uscita. Il governo, le banche, la crisi e l’euro: gli imputati sono tanti, alcuni giustificati ed altri capri espiatori. Chiariamoci bene le idee però, come il Veneto (e forse di più) soffrono tutte le altre regioni del Bel Paese.

In tutte vige un pesante carico fiscale del 68%, che soffoca i produttori e le piccole/medie imprese. In tutta la penisola si sparge corruzione che ha come fulcro il sempre più odiato Montecitorio (e ci mancherebbe, ne stanno facendo di cotte e di crude!) e di certo non si salva il Veneto in onestà e trasparenza. Il 22,4% del reddito in Veneto sparisce, ergendosi così a campione dell’evasione italiana. 

Giustamente? Beh, proprio no. Se la gente fosse stata educata fin dall’inizio a pagare le tasse ora non avremmo un carico fiscale del genere, è probabilmente una delle pochissime cose che non si può totalmente imputare ad una condotta politica ignobile da parte di Roma (Ladrona, per i più goliardici). La piccola evasione è una logica che non riesco a capire, un po’ come la logica del “votare il meno peggio” che in Italia dal 1994 ad oggi va però molto di moda. In Veneto, bisogna dirlo, siamo sempre stati i più sgobboni ma siamo stati in grande dose anche tra i più furbi, o ci siamo creduti tali. Ed anche ora ne stiamo dando prova.

Ecco, io mi sento Veneto ma di questi tempi vorrei tirarmene fuori. Dal 16 marzo mi sto sentendo particolarmente eogista ed allo stesso irritato. Perchè? a causa dell’iniziativa (apolitica ed apartitica a loro dire, ma è difficile crederci) chiamata Indipendenza Veneta. Purtroppo come ho detto i bei tempi sono momentaneamente finiti, ma lo sono per tutti. E’ venuta l’ora di sistemare il paese tutti insieme e per il bene di tutti, è ora di fare uscire quell’italianità che voleva Massimo d’Azeglio. Ora vi risparmierò lezioni di storia, dato che ho sentito Daniele Manin essere spacciato come un separatista e Silvio Pellico come un venetista, ma vorrei concentrarmi su una questione più “morale” che non è stata sollevata. La storia in compenso è già stata ribaltata abbastanza.

Gli odierni venetisti (che fanno sorprendentemente rima con leghisti) proclamano una totale evasione dalla tassazione di Roma per iniziare, cosa di cui persino Lara Comi – una a caso tra i nostri luminari europei – capirebbe la follia, oltre che l’illegalità anche se a quella ci siamo abituati da un po’. A Treviso poi è stata proclamata in pompa magna la nuova Repubblica Veneta, cui già il nome sa di grottesco, mentre la Magna Carta Veneta dicono sia in lavorazione, evidentemente faranno un po’ di fatica a trovare un Giovanni Senza Terra nostrano. Ma il bello è che ci credono davvero.

Ebbene io non voglio essere indipendente dato che prima di Veneti, Lombardi, Friulani o quello che volete siamo tutti italiani. Non voglio essere parte di un progetto anacronistico come quello di uno Stato Veneto che propone autarchia (di cui ricordi felici non ne abbiamo neanche mezzo) e sovranità monetaria. Già da qui si dovrebbe capire che gli ideatori del programma non sono grandi esperti di politica economica internazionale. Non voglio infine staccarmi da un treno in corsa: l’egoismo di “siamo indipendenti e pensiamo solo a noi stessi” non può essere nemmeno contemplato all’interno di uno Stato moderno. 

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta
Paper

Linkiesta Paper Estate 2020