Altro Che SportLa Milano-Sanremo di corsa a piedi: si può fare

    Michele Graglia ha vinto l’ultramaratona Milano-Sanremo 2014. Corsa a piedi, non in bicicletta. È partito alle 5:06 del mattino di sabato scorso 29 marzo, insieme ad altri 52 podisti, ed è arri...

Michele Graglia ha vinto l’ultramaratona Milano-Sanremo 2014. Corsa a piedi, non in bicicletta. È partito alle 5:06 del mattino di sabato scorso 29 marzo, insieme ad altri 52 podisti, ed è arrivato 1° al traguardo dopo 31h49’39”, quando era già passato mezzogiorno di domenica 30 marzo. Il suo tempo è anche il record della corsa, lunga 282 km, perché mai nessuno l’ha mai corsa prima. In effetti, in Europa, nessuno aveva mai corso a piedi così a lungo in una tirata sola – la gara più lunga che si faceva era la Spartathlon, che si disputa in Grecia tra Atene e Sparta, ma è 34 km più breve.

Non tutti i partiti sono arrivati, ma al momento in cui sto scrivendo questo articolo non c’è ancora l’ultima lista ufficiale degli arrivi: l’ultimo check point, sul traguardo, è stato chiuso alla mezzanotte di domenica.

Qualche altro indizio sull’ordine d’arrivo lo ha pubblicato quasi in tempo reale Fabrizio Tenerelli sul sito web ligure Riviera24 (qui il link). Secondo è arrivato un ungherese, Ferenc Szonyi, 3° uno statunitense, David Krupski. Qualche notizia più generale sulla corsa l’ha data Giovanni Choukhadarian sul sito web Imperia.Mentelocale (qui).

L’idea di rifare a piedi la corsa che, per il ciclismo, rappresenta da oltre un secolo l’apertura della stagione delle classiche, è venuta proprio a Graglia, che già era pronto l’anno scorso a farla in solitario. Ma per vari motivi la cosa non si realizzò, e quindi ha spettato un anno per farla meglio – con l’aiuto di numerosi sponsor e una raccolta fondi per Telethon legata alla manifestazione (il sito web UltraMilanoSanremo, a questo link, rende bene l’idea).

Quando si organizzò la prima edizione della Milano-Sanremo ciclistica, nel 1907, alla partenza c’erano 33 concorrenti. Ognuno di loro era a suo modo un pioniere, perché non c’erano pratiche di allenamento standardizzate, gli strumenti del mestiere (dalle biciclette all’abbigliamento) non erano studiati appositamente bensì presi da altre attività professionali, e in campo medico non si sapeva bene a cosa si andava incontro. C’era chi sosteneva che certi sforzi non fossero compatibili con la vita umana.

Adesso sappiamo che distanze di quasi 300 km, in bici, si possono fare benissimo. Il vincitore di allora, il francese Lucien Petit-Breton, impiegò 11 ore e 4 minuti, alla media di 26,2 km/h. Il vincitore dell’edizione 2014, disputata lo scorso 23 marzo, è stato il norvegese Alexander Kristoff, e ci ha impiegato meno di 7 ore alla media di 42,4 km/h.

La velocità media di Graglia nel farla a piedi è stata inferiore ai 9 km/h.

Ma chi ha corso con lui non è stato temerario. In oltre un secolo di sport organizzato, si è arrivati a conoscere tante cose. Tra pratiche di allenamento, pratiche alimentari, strumenti di lavoro come le scarpe e le divise – le conoscenze sono varie e vaste, sebbene ancora in continua evoluzione (perché se c’è una cosa è che il percorso della conoscenza è in continuo divenire).

Chi affronta simili grandi fatiche sa che può farlo, e sa come prepararsi. 53 partecipanti a una prima edizione non sono uno sparuto gruppo di pazzi, bensì la punta di diamante di un movimento sportivo vasto, e internazionale.

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