TIE (Tagliente Iniziativa Enciclopedica)SOLITUDINE

Gabriel Garcia Marquez in uno degli ultimi scatti in rete 1. La condizione, lo stato di chi è solo, come situazione passeggera o duratura: amare, desiderare, cercare, fuggire, temere la s.; ...


Gabriel Garcia Marquez in uno degli ultimi scatti in rete

1. La condizione, lo stato di chi è solo, come situazione passeggera o duratura: amaredesiderarecercarefuggiretemere la s.sentire desiderio di s.di un po’ di s.beata la s.finalmente un po’ di pace!, come espressione fam. di sollievo;cercaretrovare la serenità dell’animo nella s. di un convento (v. anche la frase lat.o beata solitudo, ecc.); anche, condizione di chi vive solo, dal punto di vista materiale, affettivo e simile.

2. Luogo solitario, disabitato: la s. dei monti e dei deserti; anche al plur.: le vaste s. oceaniche.

(da vocabolario on line Treccani http://www.treccani.it/vocabolario/solitudine/ )

3. Per Garcia Marquez durava cent’anni, per il resto del mondo inizia ora e durerà per tutto il tempo che rimane. La morte di uno scrittore è sempre triste, perché il mondo ha sempre e disperatamente bisogno di racconti. L’impressione è che si taccia una voce o che improvvisamente ci facciamo più sordi. Ma non muti purtroppo. La morte del personaggio è, infatti, l’occasione d’oro per i becchini della rete, che a VIP morto si sperticano in lodi accorate o che si strappano i vestiti e si percuotono la bacheca, che è l’equivalente informatico del petto, che neanche le migliori prefiche professioniste dell’entroterra siciliano. Peggio di tutti, quelli che lo citano, ovviamente scegliendo sempre le frasi più tristi e trite di tutta la produzione letteraria del defunto. E alla fine, in stile Studio Aperto, ci mettono pure il saluto: “Ciao, arrivederci, a presto”. La cosa migliore sarebbe la solitudine, appunto. Come memoria e come rispetto. Come occasione per recuperare un suo libro lasciato a metà o riguardare un capitolo che non ci si ricorda più come finisce. Sarebbe splendido, invece di trasformare i social in una enorme pagina dei necrologi, se ciascuno ad alta voce, da solo, ovunque si trovi, leggesse ad alta voce una parte di una delle sue opere. Questione di venti righe, non di più, come una preghiera laica, che in questi casi vale lo stesso. Come quando morì Neruda: che ci sia un rumore meraviglioso il giorno della morte e non il silenzio tremendo di mille solitari commenti. In Paradiso, infatti, non arrivano le notifiche di Facebook e Twitter, nonostante nell’Alto dei Cieli ci sia un wifi della Madonna.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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