ResilienzeStamina, la banalità del male e la liberazione dell’ospedale

Se Hannah Arendt rideva di fronte alla banalità del male di Eichmann di fronte a certi passaggi dell'avviso di chiusura di indagine su Stamina reso noto ieri dal pm Raffaele Guariniello non si può ...

Se Hannah Arendt rideva di fronte alla banalità del male di Eichmann di fronte a certi passaggi dell’avviso di chiusura di indagine su Stamina reso noto ieri dal pm Raffaele Guariniello non si può che avere un simile sussulto di ilarità: la studentessa fuoricorso che copia wikipedia per preparare le schede da inviare al ministero. La hostess spacciata per infermiera. La giovane biologa senza abilitazione. Il giovane biologo che, poi, rimasto senza lavoro è andato a fare l’imbianchino.

La potenza della banalità del male sta tutta lì: nello smontare tesi e teorie di complotto con passaggi da cabaret. Non è qualcosa di lontano il male. E’ connaturato dentro ciascuno di noi. Fin dai tempi di Caino e Abele, d’altronde. Eppure troppo spesso lo si dimentica.

Ma c’è anche un orrore profondo, che piano piano si insidia in quelle sessantanove pagine quando verso la metà, in una nota, leggiamo che Davide Vannoni “induceva i genitori di Nicole De Matteis a far sottoporre la propria figlia ad un espianto di midollo osseo a scopo di donazione dietro la promessa di coprire le spese necessarie per presentare il ricorso in tribunale”. Sono parole che inchiodano e lasciano senza fiato: la bambina è malata, la richiesta di Vannoni ci fa affermare con Carlo Croce, lo scienziato italiano che opera in Usa (che a gennaio si dimise dal board del Rimed di Palermo in polemica con Camillo Ricordi che voleva fare a Miami i test su Stamina) “questi sono pazzi, negli Usa sarebbero dentro e avrebbero buttato la chiave da tempo”.

E allora la domanda, che resta dopo la lettura del documento è una sola: perché otto medici di un ospedale pubblico sono potuti entrare in una vicenda del genere? Come è possibile che, custodi della cura di tutti noi, di quel sistema sanitario universalistico, che ancora regge in Italia, si siano lasciati convincere, in parte spinti dall’interesse di sottoporre alle discutibili infusioni un proprio parente? Una di questi, Carmen Terraroli, non più tardi di due mesi fa in audizione al Senato si ostinava a sostenere che aveva trovato in letteratura scientifica documenti che provavano che Stamina non fa male. Incalzata dalla senatrice Elena Cattaneo, prove alla mano, ha dovuto ammettere che, sì, sono le iniezioni intratecali che non fanno male. Peccato però che nell’avviso di chiusura si spiegano le condizioni di pericolo per la salute – facendo sì certo riferimento ai passaggi precedenti dell’inchiesta quelli delle cliniche di San Marino e dello scantinato di via Giolitti a Torino – in cui queste iniezioni e non solo venivano praticate.

L’assessore alla salute della Regione Lombardia, Mario Mantovani, anche ieri è tornato a chiedere al presidente della Repubblica un intervento per risolvere la situazione bresciana, dove ancora non sappiamo che cosa potrà accadere il 5 maggio quando dovrà essere eseguita la sentenza del Tribunale di Marsala che impone ai medici di riprendere le cure al piccolo Gioele, pena la persecuzione penale. E anche questa sembra una scena di teatro del grottesco.

Gli Spedali Civili di Brescia non sono la prima struttura pubblica colpita da un’inchiesta giudziaria. E forse non saranno l’ultima. Non lo sono purtroppo, proprio in Lombardia.

E allora, forse, ci sarebbe bisogno di aprire le stanze, lasciare entrare aria nuova. Prima di tutto nel laboratorio usato in questi due anni anche per preparare le cellule della falsa speranza. Lo ha detto anche il Tar, può continuare a fare quello che ha sempre fatto: cellule del sangue con cui salvare le vite dei bambini affetti da leucemia.

Mettere in sicurezza tutto quel patrimonio di buona medicina che in questi mesi è stato coperto dal grigio di questa vicenda. Rendere trasparenti e di accesso pubblico tutti i documenti della vicenda: costi responsabilità. Rimborsi chiesti al servizio sanitario nazionale.

E come al Santa Rita, come al San Raffaele. Come alla Maugeri, finalmente, ricominciare.