Il CorsivistaCarogne

Lo sguardo da cafone di borgata, un nome che parla da solo: "a'carogna". Le immagini di questo energumeno a cavalcioni sulle ringhiere che separano il calcio giocato da quello guardato, sono le u...

Lo sguardo da cafone di borgata, un nome che parla da solo: “a’carogna”. Le immagini di questo energumeno a cavalcioni sulle ringhiere che separano il calcio giocato da quello guardato, sono le ultime che ci arrivano dai campi di pallone (Finale Coppa Italia 2014) e disegnano ancora una volta un ritratto sconfortante per chi credeva che “la violenza negli stadi” fosse roba degli anni ’90.

La violenza non ha epoche, purtroppo. Negli stadi italiani poi le cose non sono mai andate bene, nonostante tornelli e tessere del tifoso. Le coltellate ci sono sempre state, dai tempi in cui si lanciavano scooter dagli spalti (San Siro) fin agli anni recenti in cui squadre come il Genoa hanno imposto ai loro giocatori di togliersi le maglie per non scendere in campo. Ma si dimentica tutto, il calcio è il più potente dimenticatoio che possa esistere.

E così anche la strafottenza di ” Carogna” verrà presto dimenticata, come è stato dimenticato Ivan Bogdanov, alias Ivan il Terribile , l’ ultrà serbo artefice degli scontri del Marassi nel 2010 durante Italia- Serbia. Come sono state dimenticate le vittime di questo sitema di guerriglia insensata. E allora ci saranno ancora morti, feriti, e carogne che si arrampicano sulle grate a fermare le partite, a togliere bellezza al gioco più bello del mondo. Contro la violenza (e il razzismo -altra piaga che merita altri spazi di considerazione) il presidente dell’Uruguay José Mujica ha deciso di ritirare gli agenti di polizia in grado di garantire l’ordine pubblico. Il risultato è stato il blocco del campionato.

Mujica, lo stesso presidente che ha rinunciato al suo stipendio, che gira con una macchina scassata, che ha liberalizzato la mariuana e che non è manco tanto giovane. Per fortuna a noi in fatto di giovinezza non ci batte nessuno. Noi abbiamo Renzi e Alfano che hanno condannato “duramente” i fatti accaduti durante Fiorentina- Napoli. Una condanna che -come ricordava il buon Saviano- suona come il Don Raffaè di Faber : “Lo Stato che fa? si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità….” 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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