ResilienzeE Vannoni vinse(mai)

L'ironia è tutta sua. E'Vannoni stesso ad ammettere che, insomma, qui non si vince proprio mai. Lo fa con un tweet che riecheggia gli hashtag elettorali più famosi di queste settimane. E Salvo di G...

L’ironia è tutta sua. E’Vannoni stesso ad ammettere che, insomma, qui non si vince proprio mai. Lo fa con un tweet che riecheggia gli hashtag elettorali più famosi di queste settimane. E Salvo di Grazia, alias Medbunker, che lo ha seguito nei mesi in cui è scoppiata la vicenda Stamina, smontandone tutte le panzane scientifiche, gli fa una battuta neanche troppo sottile. Potete leggere tutto alla fine di questo post.

Ma come è andata in numeri la tornata elettorale di Vannoni?

Il movimento Io cambio, con cui si candidava, nato da un paio di fuoriusciti leghisti, ha preso 48450 voti. Ultimi con lo 0,17 percento, dietro pure alla Suedtirol volkspartei. Che un deputato lo ha eletto, mentre loro no.

Vannoni prende in tutto 2118 voti. Era candidato in tutte le circoscrizioni.

Questi i dettagli:

nord est 366 (a Torino mi sa che non lo amano da un po’)

nord ovest 253

Italia centrale 408

italia meridionale 639 (era capolista)

Isole 452

Insomma ha più  like su facebook che voti il professore di comunicazione torinese: 14736. Ma si sa che nell’urna preferenza e gradimento non vanno di pari passo. E neanche la somma dei like gli sarebbero bastati per essere eletto.

Le prime avvisaglie che le cose non sarebbero andate così bene per lui nella tornata elettorale. si erano avute a Milano lo scorso 17 maggio. All’annunciata manifestazione sotto Palazzo Pirelli, sede del consiglio regionale lombardo, per chiedere la ripresa delle sedicenti cure con il metodo Stamina a Brescia, capeggiati da Vannoni e dall’avvocato D’Antuoni, capolista di Io cambio nella circoscrizione nord est, si erano presentati in 15. Divisi, frammentati, in parte stanchi, anche i cosidetti Pro Stamina stanno abbandonando piano piano il loro guru. Chi ha già il suo bel da fare a seguire un parente malato mal si presta, se non ottiene un ritorno sacrosanto, a scene di piazza reiterate, simili a quelle che si sono viste a Milano in ottobre ed a Roma in novembre.

Sarà che come dice Grillo l’Italia è un Paese di pensionati, o sarà invece che le urla, le minacce, i processi di piazza hanno un meccanismo irrazionale che ancora si riesce a cogliere. E a fermare con il buonsenso.

Che la medicina non è “coercizione” da far passare per diktat di tribunali inconsapevoli della scienza.

Che Vannoni diceva di voler discutere in Europa, qualora eletto, quello che l’Europa ha espresso non essere chiaramente il proprio orientamento, e non per un capriccio: le terapie avanzate con le staminali non sono e non possono essere trapianti. Sono farmaci. Procedure complesse. E allora fa riflettere pensare che un anno fa il nostro Parlamento stesse per votare una legge con un emendamento che diceva proprio questo. Al punto da scatenare l’allerta di un nobel come Yamanaka. Emendamento poi per fortuna ritirato.

Ma tant’é la campagna elettorale è finita e Vannoni non è stato eletto. Proprio oggi il giudice ha dato ragione agli Spedali Civlli di Brescia contro l’ordinanza impositiva per il piccolo Gioele, uno dei bimbi drammaticamente simbolo di Stamina.

Un segnale, forse, che la vicenda va chiusa. E che proprio la legge Balduzzi e la sperimentazione con il nuovo comitato inutili da portare avanti. Ora che anche l’ultima pressione mediatica si è esaurita sarebbe proprio il caso di pensarci.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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