Il CorsivistaAvanti il prossimo

Una settimana ancora e di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli morto dopo essere stato ferito da un proiettile la sera della finale di Coppa Italia, non se ne sentirà più parlare. Sarà dimenticato....

Una settimana ancora e di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli morto dopo essere stato ferito da un proiettile la sera della finale di Coppa Italia, non se ne sentirà più parlare. Sarà dimenticato. Panta Rei, tutto scorre, tutto passa. E così, come è successo in passato, il calcio continuerà a fare morti ammazzati.

Non si può pretendere che le cose cambino, perché il mondo va avanti, con i suoi momenti felici e quelli più tristi. Ma leggere così spesso di tragedie legate allo sport più bello del mondo (almeno così lo chiamano) fa davvero incazzare. Fa rabbia vedere frotte di gente che insegue una fede fittizia, fatta di miti fantocci e perlopiù di mercenari, i quali alla parola fede associano al massimo quella di profitto.

Qual è la fede che inseguono questi tifosi? La fede in chi? Come si fa ad impugnare una pistola per difendere la propria fede? Questa è una crociata a cui non si può dare credito, nessuno -dotato di un minimo di senso critico- potrà mai credere alla favola del tifo.  Chi ha ammazzato Ciro Esposito è un criminale. Punto. E il pallone c’entra poco, ma ne è comunque complice.

Il calcio –nonostante gli appelli che da decenni si sono inseguiti- è uno sport solo fino a quando non si scende in campo contro l’avversario. Poi diventa una guerra. E in guerra sì, si impugnano le pistole e ci si sente autorizzati anche ad uccidere. Fino a quando non saranno le squadre stesse a dare un esempio di civiltà e a lanciare messaggi forti alle tifoserie ogni domenica sarà una battaglia. Ma è già stato detto, bah…fiato sprecato.

Sulla bara di Ciro, durante i funerali, c’erano montagne di sciarpette, come quelle che indossava quando andava allo stadio. Poi ad un certo punto una folata di vento le ha spazzate via e le ha buttate a terra. La bara di legno, vuota, restituiva agli occhi l’anima di Ciro, un semplice ragazzo della periferia napoletana, libero da ogni cosa, congedato da quella guerra che gli ha tolto la vita. Riposa in pace Ciro. Avanti il prossimo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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