Colpo di taccoCiro Esposito è morto e solo ora piangono tutti

Scrivo provando a trattenere la rabbia. Un grande, grandissimo dolore. Un dolore reso ancora più grande dal pietismo utilizzato adesso, e solo adesso, per descrivere il giovane napoletano diventato...

Scrivo provando a trattenere la rabbia. Un grande, grandissimo dolore. Un dolore reso ancora più grande dal pietismo utilizzato adesso, e solo adesso, per descrivere il giovane napoletano diventato improvvisamente bello e bravo per tutti. Basterebbe ricordare che nello stesso ospedale in cui è morto, nei primi giorni della sua degenza, è stato tenuto addirittura in stato di fermo, piantonato dalle forze dell’ordine. Neanche i genitori potevano abbracciarlo. Una situazione ignobile e vergognosa della quale i responsabili dovranno necessariamente dare conto. Allora, a nessuno è venuta in mente la giovane vittima napoletana. Allora, per nascondere la vergognosa gestione della sicurezza pubblica di quella giornata bisognava trovare il colpevole dei colpevoli: Genny a’ carogna. Allora Napoli significava camorra, adesso invece quella Napoli non esiste, adesso quello di Ciro è un lutto nazionale. Adesso tutti si stringono intorno alla famiglia di Ciro. 

Ora comincerà la lunga sequela degli interrogativi su quello che si deve fare per la sicurezza degli stadi, sulla demonizzazione dei gruppi ultras. Continuerà l’infame rappresentazione dello stadio della finale di coppa Italia e nessuno parlerà dell’aggressione ai pullman che transitavano proprio dove hanno sparato a Ciro. Nessuno porrà l’attenzione su quello che è successo: un fascista (ultrà della Roma) ha sparato ed ucciso un ragazzo di 27 anni, colpevole solo di essere napoletano. 

Provo pena, anzi schifo profondo, per chi ora sta spendendo fiumi di parole e non ha fiatato quando i romani esponevano striscioni di solidarietà a Daniele De Santis. Si è scelto di non vedere, di non intervenire. Si badi bene, non è un caso isolato, non sono pochi scalmanati. Infatti, passeggiando per la città di Roma, nei quartieri vicino lo stadio, non sono rare le scritte in onore di “Gastone”, a Monte Nero qualche giorno fa, il giornalista Sandro Ruotolo fotografò questa scritta, firmata UR (Ultras Roma): “Daniele a noi ce l’ha imparato, sparare a Ciro non è reato”. 

Una scritta che racchiude in sé un messaggio chiaro: quello di una nazione allo sbando. Un Paese in balia dell’analfabetismo dilagante, nel quale c’è la profonda convinzione che alcuni siano più uguali di altri. Non oso neanche immaginare cosa sarebbe accaduto se a sparare fosse stato un napoletano. Odio, odio profondamente chi ha nascosto e legittimato l’assassino fascista. E sono fiero di non appartenere a loro, sono fiero di essere napoletano, nonostante i luoghi comuni che ci appiccicano addosso con l’ignoranza di cui sopra. Sono orgoglioso di essere napoletano perchè di Napoli è la famiglia di Ciro, che proprio adesso, nonostante il dolore più profondo, ha chiesto che la violenza non generi altra violenza. Un desiderio che esprime un senso di umanità profondo. Una profondità che questo paese non merita.

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