E ora qualcosa di completamente diversoSenza Unità

Alcune note sulla chiusura dell'Unità: Dopo l'epoca Veltroniana (1992-1996) che vede il risanamento dei debiti grazie alle videocassette allegate il sabato (come avrebbe voluto Gramsci!), nel 1997 ...

Alcune note sulla chiusura dell’Unità:

Dopo l’epoca Veltroniana (1992-1996) che vede il risanamento dei debiti grazie alle videocassette allegate il sabato (come avrebbe voluto Gramsci!), nel 1997 iniza l’era della privatizzazione dell’Unità (Alfio Marchini e Giampaolo Angelucci…).

Il 28 luglio 2000 il quotidiano cessa le pubblicazioni con un tiratura di 28.000 copie.

Nel gennaio 2001 un gruppo di imprenditori rileva la storica testata e l’Unità torna in edicola il 28 marzo 2001, e si decide di far dirigere la testata a Furio Colombo, coadiuvato da Antonio Padellaro e da Pietro Spataro che è il vicedirettore de l’Unità e garantisce una sorta di continuità. L’Unità riprende la rotta e si attesta sulle 70.000 copie. Mai più ritroverà quei numeri…

Nel 2004, Padellaro e Colombo se ne vanno per contrasti con la proprietà.

Nel 2008 arriva da La Repubblica Concita De Gregorio, che ritorna al gruppo Espresso nel 2011. Il giornale non si riprenderà più.

La parabola discendente dell’Unità si evince dalla diffusione.

E nonostante il mostruoso calo delle copie (da 73.000 nel 2001 a 23.000 nel 2013), anche nel 2012 il gionale ha beneficiato di € 3.615.895.

Per esser precisi, dal 2003 al 2012 il giornale ha beneficiato di quasi €60.000.000.

Nello stesso periodo, l’unità ha diffuso circa 190 milioni di copie del giornale, ricevendo quindi un contributo di circa 0,30€ per ogni copia diffusa. 

Invece di lanciare invettive contro chissachi, sarebbe il caso di chiedere conto di questi fondi non solo ai padroni, ma a diversi stakeholders dell’Unità: il PD in testa, poi la CGIL, l’amministrazione e la direzione del giornale.

Il resto sono chiacchiere.

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