Diario lirico vienneseUna visita da Vienna

  Sono andata alla Scala tre settimane e mezzo fa a vedere “Le Compte Ory” di Rossini, mi rendo conto che scrivere solo adesso di questo spettacolo sia ridicolo. Infatti sono incerta se parlarvi de...

Sono andata alla Scala tre settimane e mezzo fa a vedere “Le Compte Ory” di Rossini, mi rendo conto che scrivere solo adesso di questo spettacolo sia ridicolo. Infatti sono incerta se parlarvi dell’opera di Rossini che in pochi conoscono, l’ho vista anch’io giovedì scorso per la prima volta, o della storia di una mia amica di Vienna. Seguendo il consiglio della pubblicità del Maxibon: “Two is better than one”.

Mercoledì 9 luglio è venuta a trovarmi la mia amica Eva da Vienna, le ho organizzato un soggiorno italiano con i fiocchi, tra i vari programmi, grazie anche all’aiuto della mia amica Elizabeth, anche lei studia canto lirico, sono riuscita ad infilare anche una serata alla Scala. Ovviamente abbiamo preso i biglietti meno cari, comunque 4 volte più cari che a Vienna, ma per fare ciò siamo rimasti in ballo tutta la giornata! Qui a Milano l’organizzazione è pessima. Prima di poter pagare e ritirare il biglietto bisogna superare tre diverse tappe il che significa tre diverse code. La prima è per lasciare il tuo nome e quindi sapere il tuo numero, la seconda è una conferma del numero e la terza è finalmente quella al termine della quale si ritira il biglietto. Esausta mi sono messa a borbottare con uno del posto che è riuscito a rispondermi: “Signorina preferisce fare una coda unica che dura tutto il giorno?” Gli ho risposto che basterebbe aprire le porte 2 ore prima dello spettacolo e ci sarebbe una coda che inizia alle 18 e finisce con l’inizio dello spettacolo come fanno in ogni altra città d’Europa. Visto che era in vena di litigare, aggiunge: “Si sbaglia! A Vienna fanno esattamente come noi della Scala”. A quel punto non ci ho più visto e gli ho detto che sfortunatamente aveva scelto l’esempio sbagliato perché è proprio a Vienna che non avviene così.

Sorvolando il piccolo incidente con il tipo rissoso, vi posso assicurare che l’Opera è molto divertente e pur non conoscendo le melodie, la si può seguire con facilità. È un’Opera comica in due atti e il secondo è particolarmente buffo, infatti molto ridicola è la “scena delle suore”. È una tipica comicità francese, un po’ maliziosa, ma mai volgare.

Eva era elettrizzata e incantata dalla Scala,  Elizabeth ed io ci divertivamo a guardarla mentre leggeva e fotografava ogni cosa.

Teatro alla Scala

Purtroppo non siamo riuscite a mostrarle la platea perché non abbiamo fatto in tempo a scendere dai piani alti che avevano già chiuso le porte. All’uscita ci ha salutato uno spicchio di luna avvolto da una nuvoletta, ci ha illuminato il percorso fino a piazza Castello perché a quel punto la luce e il rumore erano d’improvviso aumentati. C’era un concerto. Di chi? Attratte da una musica completamente diversa da quella di Rossini ci siamo avvicinate. Era Roberto Vecchioni che stava per cantare l’ultima canzone della sua serata: “Luci a San Siro”.

Ho spiegato ad Eva chi fosse Vecchioni e il significato e la storia di quella canzone.

Nel giro di 4 ore ha ascoltato musica tipicamente italiana e così diversa, ero contenta per lei.

È troppo tempo che non posto un pezzo, ma vi devo confidare che per me è strano scrivere di musica adesso. È strano vedere le foto dei miei amici che partecipano agli stages estivi e non esserci, è strano sentire al telefono Kerstin ed Eva che mi mandano le loro registrazioni e non poter rispondere anch’io con una mia aria, è strano non vedere nè sentire la mia insegnante da mesi e d’improvviso vedere una sua foto su facebook che abbraccia un altro suo allievo.

Questo mi rende un po’ malinconica, ma non è felice neanche l’amica con la quale ho appena parlato su skype. Mi ha mandato alcune registrazioni sue e di nostri colleghi. La sua voce è migliorata tantissimo, è diventata più scura, più corposa e gli acuti sono molto in sintonia con la zona centrale, prima non lo erano così. Sta studiando da mezzo solo da tre anni, aveva infatti cominciato tutto da soprano lirico pesante. La voce sta acquistando ora il suo vero colore ed è diventata da mezzo drammatico, molto bella. Ha accettato un contratto per un anno in un coro abbastanza importante. Appare serena, ma percepisco dalla sua voce che ovviamente il suo sogno è ben diverso dall’essere una corista. Magari, durante questa esperienza, verrà finalmente notata.

La vita non è un Walzer, come dice mia nonna. Ha ragione. Si hanno e si custodiscono sogni, si lavora per raggiungerli e trasformarli in realtà, ma troppo spesso non si arriva dove si desidera. C’è chi non ha il carattere adatto, chi non ha fortuna, chi non ci prova abbastanza chi per un motivo o per un altro non riesce.

La vita è dura per quanto riguarda i sogni, il lavoro, l’amore, la famiglia, meglio munirsi di grande pazienza.

Ciao a tutti.

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