Colpo di taccoNapoli, violenta e violentata, tra giudizio e pregiudizio

   In questi giorni il Rione Traiano è il centro del nostro Paese. In questi giorni i faretti delle telecamere illuminano gli stradoni bui di quel quartiere. Giusto il tempo di piazzare l'ennesim...

In questi giorni il Rione Traiano è il centro del nostro Paese. In questi giorni i faretti delle telecamere illuminano gli stradoni bui di quel quartiere. Giusto il tempo di piazzare l’ennesimo tassello nel grande e noioso puzzle del pensiero unico che domina intere generazioni italiche. Giusto il tempo di assistere agli esercizi di stile dei “grandi” opinionisti del nostro Paese, che  inchiostrano i loro giornali con tesi superficiali quanto inutilmente retoriche. 

Alla fine, oltre al dolore, mi tocca subire il solito festival del luogo comune, creato ad arte per alimentare il classico scontro infantile tra guardie e ladri. Da una parte il carabiniere, l’uomo di Stato, dall’altra il napoletano, che non si ferma al posto di blocco. Da una parte il ragazzo 22enne inesperto spedito nell’Afghanistan italiano, dall’altro il minorenne amico del latitante. Il “latitante”, un altro elemento sparato lì, giusto per dire che proprio un santo ‘sto ragazzino non doveva essere se teneva questi amici. Invece poi viene fuori che il ragazzo fuggito, non era latitante ed è lui stesso a farsi avanti confessando anche che a guidare il mezzo era proprio lui. 

Potremmo ovviamente andare avanti per ore, continuando a discernere all’infinito tra giusto e sbagliato, buono e malamente, alimentando il solito esercizio dicotomico generatore di divisioni. Continueremmo nei fatti, a guardare il dito, piuttosto che la luna, limitandoci a svolgere il compitino da opinionista televisivo, la massima ambizione delle “penne eccellenti” di questa Repubblica. Quello di cui dovremmo seriamente discutere è perchè esistano dei luoghi dove un ragazzo di 16 anni abbandona la scuola ed un altro è costretto ad impugnare un’arma per avere uno straccio di lavoro. Dovremmo chiederci perché esistano dei posti fatti di buio e monotonia, posti di cui si scopre l’esistenza solo quando avviene una tragedia. Il “giornale” Libero, oggi ha titolato “Prima del carabiniere l’ha ucciso Napoli”, e chi ha reso Napoli così? quali sono le cause? a chi vanno i voti di quei quartieri? quali lobby fanno affari lì? Chi ha permesso di sotterrare tonnellate e tonnellate di “monnezza”? Chi vigilava mentre si sversavano rifiuti illegali in discariche regolari? A chi conviene tutto ciò? Sono queste le domande a cui dovremmo rispondere, queste le discussioni che dovremmo affrontare. 

Alla fine della giostra, mi viene da pensare che nei confronti di Napoli e dei Napoletani, non vi sia un pregiudizio sic et simpliciter, ma un vero e proprio giudizio. Il popolo napoletano è già stato stato giudicato e condannato per chissà quale male e tutto ciò rappresenta la pena che dobbiamo scontare. A Napoli tocca portare il peso di questo Paese corrotto che ha bisogno del capro espiatorio per sentirsi un po’ meglio, per non assumersi le proprie responsabilità.

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