La ricerca della felicitàQuella nuova stagione che non blandisce i salotti buoni

Se Matteo Renzi mette la Rubinetteria di Gussago davanti al Forum Ambrosetti si apre l'ennesimo caso tutto italiano. Ma per capire come va l'economia non c'è bisogno di andare a Cernobbio. Né serve...

Se Matteo Renzi mette la Rubinetteria di Gussago davanti al Forum Ambrosetti si apre l’ennesimo caso tutto italiano. Ma per capire come va l’economia non c’è bisogno di andare a Cernobbio. Né serve fare l’ospite d’onore nei salotti buoni. Il premier ha schiuso le porte di una nuova stagione che non blandisce. E che magari, proprio per questo, scontenta qualcuno. Chi è rimasto allo schema ingessato del passato se ne faccia una ragione. Anche dentro il Pd. Perché nel tentativo di contrapporre il partito al governo, la vecchia guardia mostra più risentimento che sostanza. Ma remare contro, o sperare che le cose non vadano nel modo giusto, sembra musica da orchestrina suonata dalla politica anacronistica.

La strada è un’altra: mantenere l’apertura di credito rispetto al processo di cambiamento iniziato dal governo. Con contributi di certo plurali, ma pur sempre costruttivi. «La base resta innamorata del giovane leader del 40 per cento. Il resto sono chiacchiere», è l’analisi di Gianni Riotta. Un dato di fatto che è un messaggio agli ultras del remare contro. Lavorare per confermare quel dato vuol dire archiviare fasi già in naftalina. Come sa la nuova generazione della classe dirigente, fatta da quei 40enni che alla festa nazionale di Bologna hanno ribadito la loro visione unitaria. La nuova segreteria che verrà – giusta necessità – è un passo avanti in più verso questa direzione.

«Faremo le riforme: costi quel che costi», ha ripetuto il premier a chi assolutizza il modello Schröder. I passaggi parlamentari sono partiti. I nodi restano lavoro e ripresa. In attesa della flessibilità inseguita, il taglio dei tassi della Bce dovrà tramutarsi in risultati per l’economia reale. E in iniezioni di liquidità per famiglie e imprese. Si può insistere di più sulla questione fiscale, in primis per incentivi e aiuti alle nuove imprese. Dal basso le proposte non mancano. Il Comune di Pesaro ha tolto per 3 anni le tasse locali alle aziende che nascono. Altre realtà stanno facendo lo stesso. Un piano organico e concertato tra Comuni e Stato, in questo senso, può essere un’operazione sostenibile per i conti, in grado di sostenere la crescita. Abbiniamolo al rilancio degli sgravi su ristrutturazioni edilizie e riqualificazioni energetiche, dentro il costruito. La nuova edilizia non sarà più quella del passato. Per le nostre città, alla ricerca di modelli urbani differenti, può essere uno dei pochi filoni in grado di intercettare, oggi, l’apertura di credito degli istituti, con i tassi ancora più giù. Così come è stato, fino a ieri, per la green economy».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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